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Placebo

Di

Shalini S. Lynch

, PharmD, University of California San Francisco School of Pharmacy

Ultima modifica dei contenuti giu 2019
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I placebo sono composti o interventi inattivi, utilizzati il più delle volte in studi controllati per il confronto con farmaci potenzialmente attivi.

Il termine placebo (dal latino "piacere") inizialmente indicava una sostanza inattiva e innocua somministrata ai pazienti per farli sentire meglio grazie al potere della suggestione. Più di recente, sono stati considerati placebo gli interventi simulati (p. es., finte stimolazioni elettriche o procedure che simulano interventi chirurgici negli studi clinici). Il termine è talvolta usato per indicare la somministrazione di un farmaco attivo che viene somministrato unicamente per il suo effetto placebo in una malattia in cui il farmaco è inattivo (p. es., un antibiotico in pazienti con malattia virale).

Effetti placebo

Sebbene spesso si considerino i placebo fisiologicamente inerti e innocui, possono essere causa di effetti positivi o negativi. Questi effetti sembrano essere correlati all'aspettativa che il prodotto funzionerà; quando l'aspettativa invece riguarda la comparsa di un effetto avverso, l'effetto è a volte chiamato effetto nocebo. L'effetto placebo si verifica in genere relativamente alle risposte soggettive (p. es., dolore, nausea), piuttosto che relativamente a quelle oggettive (p. es., il tasso di guarigione delle ulcere degli arti inferiori, il tasso d'infezione di ferite da ustione).

L'ampiezza della risposta varia insieme a molti fattori, tra cui la

  • Fiducia del medico ("il farmaco ti farà sentire molto meglio" versus "c'è una possibilità che il farmaco ti possa essere d'aiuto")

  • Certezza delle convinzioni del paziente (l'effetto è maggiore quando i pazienti sono sicuri che stanno ricevendo un farmaco attivo rispetto a quando sanno che c'è una possibilità che stanno assumendo un placebo)

  • Tipo di placebo (p. es., i farmaci iniettabili hanno un effetto placebo maggiore di quelli orali)

Non tutti rispondono ai placebo e non è possibile prevedere chi risponderà; le correlazioni tra gli aspetti della personalità e la risposta ai placebo sono state teorizzate ma non chiaramente dimostrate. Tuttavia, soggetti con una personalità di tipo dipendente e che desiderano compiacere il proprio medico possono più probabilmente riportare effetti benefici; quelli con una personalità di tipo istrionico possono verosimilmente riportare qualsiasi effetto, positivo o negativo.

Impiego dei placebo nei trial clinici

Molti studi clinici confrontano un trattamento attivo con un placebo. Gli effetti apparenti del placebo sono quindi sottratti dagli effetti evidenti del trattamento attivo per identificare il vero effetto del trattamento; per essere significativo è necessaria una differenza tra gli effetti del placebo e quelli del trattamento che sia clinicamente e statisticamente significativa. In alcuni studi, il placebo allevia il disturbo in un'alta percentuale dei pazienti, rendendo più difficile la dimostrazione dell'efficacia del farmaco.

Uso dei placebo nella pratica clinica

Quando un medico ritiene che un paziente abbia un disturbo lieve autolimitante per il quale non esiste o non è indicato un farmaco (p. es., malessere non specifico o stanchezza), è possibile, anche se, piuttosto raro oggigiorno, che sia prescritto un placebo. Il ragionamento sotteso a questo comportamento è che il placebo soddisfa le richieste dei pazienti per il trattamento senza esporli a potenziali effetti avversi Effetti avversi Ovviamente, un farmaco (o qualsiasi trattamento medico) deve essere utilizzato solo se a beneficio del paziente. Il vantaggio tiene conto sia della capacità del farmaco di produrre il risultato... maggiori informazioni e spesso li fa sentire meglio, grazie all'effetto placebo o per un miglioramento spontaneo.

Considerazioni etiche

Dal punto di vista etico occorre considerare se sia lecito somministrare un placebo durante gli studi clinici. Quando esiste un trattamento efficace (p. es., analgesici oppiacei per il dolore grave), è in genere considerato non etico privare del trattamento i partecipanti allo studio somministrando un placebo; in tali casi, ai gruppi di controllo viene somministrato un farmaco attivo. Dato che i partecipanti sanno in anticipo che può essere somministrato loro un placebo, non esiste il problema di ingannare i pazienti.

Tuttavia, quando viene somministrato un placebo nella pratica medica, ai pazienti non viene detto che stanno ricevendo un trattamento inattivo. Il giudizio su questo comportamento ingannevole è controverso. Alcuni medici sostengono che è "prima facie" (dal latino "a prima vista") immorale e che, se scoperto, potrebbe danneggiare il rapporto medico-paziente. Altri suggeriscono che sia più immorale non somministrare qualcosa che può far sentire meglio i pazienti. Dare un trattamento attivo anche solo per sortire un effetto placebo può essere considerato immorale, perché espone il paziente a effetti avversi reali (e non a effetti avversi nocebo).

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