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Uso di farmaci in gravidanza

Di

Ravindu Gunatilake

, MD, Valley Perinatal Services;


Avinash S. Patil

, MD, University of Arizona

Ultima revisione/verifica completa nov 2018| Ultima modifica dei contenuti nov 2018
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

Oltre il 50% delle donne assume farmaci con o senza prescrizione medica (prodotti da banco) o fa uso di droghe sociali (tabacco e alcol) o illegali durante la gravidanza, un’abitudine in aumento. In genere, durante la gravidanza non si devono assumere farmaci se non in caso di necessità, in quanto possono danneggiare il feto. Il 2-3% circa di tutti i difetti congeniti deriva da farmaci assunti per il trattamento di disturbi o sintomi.

Tuttavia, talvolta, sono indispensabili per la salute della donna e del feto. In questi casi la paziente deve consultare il medico curante o altri operatori sanitari per conoscere i rischi e i benefici derivanti dall’assunzione di tali farmaci. Prima di assumere qualsiasi farmaco (compresi quelli da banco) o integratore dietetico (come le piante medicinali) la donna in gravidanza deve, pertanto, consultare il medico curante. Quest’ultimo può raccomandare l’assunzione di vitamine e minerali consentiti.

I farmaci assunti in gravidanza raggiungono il feto principalmente attraverso la placenta, come accade per l’ossigeno e le sostanze nutritive, necessari per la crescita e lo sviluppo fetali. I farmaci assunti in gravidanza possono danneggiare il feto in diversi modi:

  • Possono agire direttamente sul feto, danneggiandolo e provocando anomalie dello sviluppo (con conseguenti difetti congeniti) o la morte.

  • Possono alterare la funzione della placenta, di solito restringendo i vasi sanguigni (costrizione) e di conseguenza riducendo l’erogazione di ossigeno e sostanze nutritizie dalla madre al feto, con la conseguenza che il bambino nasca sottopeso e sottosviluppato.

  • Possono provocare la contrazione forzata dei muscoli dell’utero, e indirettamente creare lesioni all’utero riducendo l’apporto di sangue o scatenando il travaglio pretermine e il parto.

  • Inoltre possono avere effetti indiretti sul feto. Ad esempio, i farmaci che riducono la pressione sanguigna della madre possono ridurre il flusso di sangue verso la placenta e quindi l’apporto di ossigeno e sostanze nutritive al feto.

Modalità di attraversamento placentare dei farmaci

Una parte dei vasi sanguigni fetali è contenuta in sottili estroflessioni similcapellute (villi) della placenta che si prolungano nella parete dell’utero. Il sangue materno attraversa lo spazio che circonda i villi (spazio intervilloso). Solo una sottile membrana (barriera placentare) separa il sangue della madre, nello spazio intervilloso, dal sangue fetale, nei villi. I farmaci presenti nel sangue materno attraversano questa membrana e passano nei vasi sanguigni dei villi e, attraverso il cordone ombelicale, raggiungono il feto.

Modalità di attraversamento placentare dei farmaci

Gli effetti di un farmaco sul feto dipendono da

  • Lo stadio di sviluppo del feto

  • La concentrazione e la dose del farmaco

  • Il corredo genetico della madre, che influisce sulla quantità di farmaco attivo e disponibile

  • Altri fattori correlati alla madre (per esempio, se la madre vomita potrebbe non assorbire la stessa quantità di farmaco, pertanto il feto è esposto a una quantità inferiore dello stesso)

Tabella
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Tempi ed effetti dei farmaci durante la gravidanza

Momento temporale

Possibili effetti dei farmaci*

Stato del feto

Entro 20 giorni dalla fecondazione

Effetto tutto o niente (morte del feto o nessun effetto)

Il feto è molto resistente alle malformazioni congenite.

3-8 settimane dalla fecondazione

Eventualmente nessun effetto

Difetto permanente ma subdolo che si manifesta solo più avanti negli anni

Un aumento del rischio di tumori pediatrici, possibilmente derivante dalla somministrazione alla madre di iodio radioattivo (per trattare tumore della tiroide) o dall’uso di una sostanza radioattiva in un esame di diagnostica per immagini (come la scintigrafia)

Gli organi fetali sono in fase di sviluppo, il che rende il feto particolarmente vulnerabile ai difetti congeniti.

2° e 3° trimestre

Alterazioni della crescita e della funzione di organi e tessuti formatisi normalmente

Causa poco probabile di difetti congeniti evidenti

Effetti a lungo termine sconosciuti

Lo sviluppo degli organi è completo.

*Solo alcuni farmaci hanno probabilità di causare effetti dannosi.

Fino a poco tempo fa, l’Ente preposto al controllo di alimenti e farmaci (Food and Drug Administration, FDA), classificava i farmaci in cinque categorie in base al grado di rischio per il feto, in caso di uso in gravidanza. I farmaci erano classificati a partire da quelli con rischio minimo fino a quelli altamente tossici, che non dovrebbero mai essere usati dalle donne in gravidanza perché causano gravi difetti congeniti. Un esempio di farmaco altamente tossico è la talidomide. Questa sostanza causa un grave sottosviluppo delle braccia e delle gambe e malformazioni intestinali, cardiache e vascolari nei bambini nati da donne che lo assumono durante la gravidanza.

Il sistema di classificazione della FDA si basava per la maggior parte sulle informazioni di studi condotti negli animali, che spesso non sono applicabili all’uomo. Per esempio, alcuni farmaci (come la meclizina) causano malformazioni congenite negli animali, ma tali effetti non sono stati osservati nell’uomo. L’assunzione di farmaci per la nausea e il vomito durante la gravidanza non sembra aumentare il rischio di avere un bambino con difetti congeniti. Il sistema di classificazione era basato molto meno spesso su studi ben disegnati condotti in donne in gravidanza, dato che gli studi di questo tipo sono molto pochi. Pertanto, l’applicazione del sistema di classificazione in situazioni specifiche era difficile.

A causa di questo problema, la FDA ha eliminato le cinque categorie di rischio e richiede invece ora che l’etichetta del farmaco includa informazioni più specifiche, che comprendono:

  • I rischi dell’assunzione del farmaco durante la gravidanza e l’allattamento

  • Le evidenze che hanno identificato tali rischi

  • Informazioni per aiutare gli operatori sanitari a decidere se il farmaco debba essere utilizzato durante la gravidanza e aiutarli a spiegare rischi e benefici del farmaco alla gestante

Normalmente gli operatori sanitari seguono una regola generale:

  • Valutano la somministrazione di un farmaco a una donna in gravidanza per il trattamento di un disturbo solo quando il possibile beneficio supera i rischi noti.

Spesso è possibile usare un farmaco più sicuro al posto di un altro potenzialmente dannoso in gravidanza. Per la profilassi antitrombotica, si preferisce l’eparina al warfarin. Sono inoltre disponibili molti antibiotici sicuri, come la penicillina, per curare le infezioni.

Alcuni farmaci possono provocare conseguenze dopo la sospensione. Ad esempio, l’isotretinoina, utilizzata nelle patologie della cute, si accumula nel tessuto adiposo sottocutaneo e viene rilasciata lentamente, quindi può provocare difetti congeniti se la donna ha una gravidanza entro due settimane dalla sua sospensione. Per questa ragione si consiglia alle donne di aspettare almeno 3-4 settimane dopo la sospensione del farmaco prima di iniziare una gravidanza.

Tabella
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Alcuni farmaci possono causare problemi durante la gravidanza *

Esempi

Possibili problemi

Farmaci ansiolitici

Benzodiazepine (come diazepam, alprazolam o lorazepam)

Se il farmaco viene assunto nelle ultime fasi della gravidanza, respirazione molto lenta o sindrome da astinenza (causa di irritabilità, tremori e riflessi esagerati) nel neonato

Antibiotici

Amminoglicosidi (come amikacina, gentamicina, neomicina, streptomicina e tobramicina)

Danni all’orecchio del feto (ototossicità), con conseguente sordità

Nelle donne o nei feti con carenza di G6PD, la degradazione dei globuli rossi

Possibilmente sindrome del bambino grigio (un disturbo grave e spesso fatale)

Fluorochinoloni (come ciprofloxacina, ofloxacina, levofloxacina e norfloxacina)

Possibilità di anomalie ossee e articolari (osservate solo negli animali)

Nelle donne o nei feti con carenza di G6PD, la degradazione dei globuli rossi

Nelle donne o nei feti con carenza di G6PD, la degradazione dei globuli rossi

Sulfamidici (come sulfasalazina e trimetoprim-sulfametossazolo)

Se somministrati nelle ultime fasi della gravidanza, ittero e, senza trattamento, danno cerebrale (kernittero) nel neonato

Con sulfasalazina, il rischio di problemi è molto minore

Nelle donne o nei feti con carenza di G6PD, la degradazione dei globuli rossi

Rallentamento della crescita ossea, ingiallimento permanente dei denti e maggior rischio di carie del bambino

Talvolta, insufficienza epatica nella donna in gravidanza

Anomalie cerebrali e del midollo spinale (difetti del tubo neurale), come spina bifida

Inibitori del fattore Xa come rivaroxaban, apixaban o edoxaban

Possibile rischio di sanguinamento della gestante o del feto

Eparina

Trombocitopenia (riduzione del numero di piastrine che intervengono nella coagulazione del sangue) nella gestante, con eventuale conseguenza di eccessivo sanguinamento

Warfarin

Difetti congeniti, deficit intellettivo, cataratta e altri problemi oculari del feto

Problemi di sanguinamento nel feto e nella madre

Antidepressivi

Bupropione

Sono stati osservati effetti dannosi negli animali, ma le evidenze sono contrastanti per quanto riguarda il rischio di difetti congeniti nei neonati

Citalopram

Se citalopram viene assunto nel 1º trimestre, aumento del rischio di difetti congeniti, in particolare cardiaci

Se citalopram viene assunto nel 3º trimestre, sindrome da sospensione (che include vertigini, ansia, irritabilità, affaticamento, nausea, brividi e dolori muscolari) e ipertensione polmonare persistente del neonato (le arterie polmonari rimangono ristrette dopo il parto, limitando il flusso di sangue ai polmoni e quindi la quantità di ossigeno presente nel torrente ematico)

Escitalopram

Se escitalopram viene assunto nel 3º trimestre, sindrome da sospensione e ipertensione polmonare persistente del neonato

Fluoxetina

Se la fluoxetina viene assunta nel 3º trimestre, sindrome da sospensione e ipertensione polmonare persistente del neonato

Paroxetina

Se la paroxetina viene assunta nel 1º trimestre, aumento del rischio di difetti congeniti, in particolare cardiaci

Se il farmaco viene assunto nel 3º trimestre, sindrome da sospensione e ipertensione polmonare persistente del neonato

Sertralina

Se la sertralina viene assunta nel 3º trimestre, sindrome da sospensione e ipertensione polmonare persistente del neonato

Venlafaxina

Se la venlafaxina viene assunta nel 3º trimestre, sindrome da sospensione

Farmaci antiemetici (utilizzati per calmare la nausea)

Doxilammina e piridossina (vitamina B6)

Nessun aumento del rischio di difetti congeniti

Meclizina

Difetti congeniti osservati solo negli animali

Ondansetrone

Nessuna evidenza di difetti congeniti negli animali

Se l’ondansetrone viene assunto durante il 1º trimestre, possibile rischio di cardiopatia congenita

Prometazina

Nessuna evidenza di difetti congeniti negli animali

Possibile rischio di sanguinamento del neonato

Farmaci antimicotici

Amfotericina B

Nessun aumento del rischio di difetti congeniti, ma non sono stati condotti studi ben disegnati su donne in gravidanza

Fluconazolo

Nessun aumento del rischio di difetti congeniti dopo una singola dose bassa

In caso di assunzione di alte dosi per la maggior parte o durante tutto il 1º trimestre, aumento del rischio di difetti congeniti, come anomalie del cuore, del viso, del cranio e degli arti

Miconazolo

Nessun aumento del rischio di difetti congeniti se applicato alla pelle

Terconazolo

Nessun aumento del rischio di difetti congeniti

Farmaci antipertensivi

Antagonisti dell’aldosterone (farmaci che bloccano l’azione dell’ormone aldosterone), come spironolattone ed eplerenone

Con lo spironolattone, possibile sviluppo di caratteristiche femminili nei feti maschio

Con eplerenone, nessun aumento del rischio di difetti congeniti negli animali, ma non sono stati condotti studi in donne in gravidanza

Se si assumono i farmaci nelle ultime fasi della gravidanza, danno renale nel feto, riduzione della quantità di liquido che circonda il feto in fase di sviluppo (liquido amniotico) e difetti del viso, degli arti e dei polmoni

Se si assumono beta-bloccanti durante la gravidanza, ridotta frequenza cardiaca, bassi livelli di glicemia, possibile rallentamento della crescita fetale (restrizione della crescita) e parto pretermine

Bassa pressione sanguigna della madre

Se i bloccanti dei canali del calcio vengono assunti nel 1º trimestre, difetti congeniti delle dita delle mani e/o dei piedi

Se i farmaci vengono assunti nelle fasi più avanzate della gravidanza, crescita insufficiente del feto

Diminuzione dei livelli di ossigeno, sodio e potassio oltre al numero di piastrine nel sangue fetale

Crescita insufficiente del feto

Farmaci antipsicotici

Aloperidolo

Effetti dannosi negli animali

Se l’aloperidolo viene assunto nel 1º trimestre, possibili difetti congeniti degli arti

Se l’aloperidolo viene assunto nel 3º trimestre, aumento del rischio dei seguenti problemi:

  • Movimenti involontari ripetuti (sintomi extrapiramidali)

  • Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato, poiché alla nascita cessa il passaggio del farmaco dalla madre al feto attraverso la placenta

Lurasidone

Nessuna evidenza di effetti nocivi negli animali

Se il lurasidone viene assunto nel 3º trimestre, aumento del rischio dei seguenti problemi:

  • Movimenti involontari ripetitivi

  • Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato, poiché alla nascita cessa il passaggio del farmaco dalla madre al feto attraverso la placenta

Olanzapina

Se l’olanzapina viene assunta nel 3º trimestre, aumento del rischio dei seguenti problemi:

  • Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato, poiché alla nascita cessa il passaggio del farmaco dalla madre al feto attraverso la placenta

Risperidone

Nessuna evidenza di un aumento del rischio di difetti congeniti, ma non è stato condotto alcuno studio ben disegnato in donne in gravidanza

Se il risperidone viene assunto nel 3º trimestre, aumento del rischio dei seguenti problemi:

  • Movimenti involontari ripetitivi

  • Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato, poiché alla nascita cessa il passaggio del farmaco dalla madre al feto attraverso la placenta

Carbamazepina

Alcuni rischi di difetti congeniti, fra cui difetti del tubo neurale (come la spina bifida)

Problemi di sanguinamento nel neonato (malattia emorragica del neonato), prevenibile se la madre assume vitamina K per via orale ogni giorno per un mese prima del parto o se al neonato si somministra immediatamente dopo la nascita un’iniezione di vitamina K

Lamotrigina

Nessun aumento del rischio di difetti congeniti

Levetiracetam

Anomalie ossee minori osservate negli animali

Nessuno studio condotto in donne in gravidanza

Fenobarbital

Gli stessi della carbamazepina

Fenitoina

Aumento del rischio di malformazioni congenite (come labbro leporino e difetti cardiaci)

Problemi emorragici nel neonato

Trimetadione

Alto rischio di malformazioni congenite (come labbro leporino e difetti di cuore, cranio, viso, mani e addome)

Rischio di aborto

Valproato

Un certo rischio di malformazioni congenite, fra cui palatoschisi, difetti del tubo neurale (come meningomielocele) e difetti cardiaci, del volto, del cranio, della colonna vertebrale e degli arti

Farmaci chemioterapici

Actinomicina

Eventuali difetti congeniti (osservati solo negli animali)

Busulfano

Difetti congeniti come sottosviluppo della mascella, palatoschisi, sviluppo anomalo delle ossa craniche, difetti della colonna vertebrale, delle orecchie e piede torto

Crescita inadeguata del feto (restrizione della crescita)

Clorambucile

Gli stessi del busulfano

Colchicina

Possibili difetti congeniti (osservati negli animali)

Anomalie spermatiche nei figli maschi

Ciclofosfamide

Gli stessi del busulfano

Doxorubicina

Problemi cardiaci, a seconda della dose assunta

Difetti congeniti

Mercaptopurina

Gli stessi del busulfano

Metotressato

Gli stessi del busulfano

Vinblastina

Eventuali difetti congeniti (osservati solo negli animali)

Vincristina

Eventuali difetti congeniti (osservati solo negli animali)

Farmaci stabilizzatori dell’umore

Se il litio viene assunto nel 1º trimestre, aumento del rischio di difetti congeniti (soprattutto cardiaci)

Se il litio è assunto nelle fasi avanzate della gravidanza, letargia, ridotto tono muscolare, scarsa alimentazione, ipoattività della tiroide e diabete insipido nefrogenico del neonato

Aspirina e altri salicilati

Ibuprofene

Naprossene

Se i farmaci vengono assunti a dosi elevate, eventuale aborto spontaneo nel 1° trimestre, ritardo dell’inizio del travaglio, chiusura prematura della connessione fra aorta e arteria polmonare (dotto arterioso), ittero, enterocolite necrotizzante (danno all’epitelio intestinale) e (talvolta) danno cerebrale nel feto (kernittero) oltre a problemi emorragici nella donna durante e dopo il parto e/o nel neonato

Se i farmaci vengono assunti nelle ultime fasi della gravidanza, riduzione del liquido amniotico

Se si assumono basse dosi di aspirina, non ci sono rischi significativi di difetti congeniti

Buprenorfina

Nessuna evidenza di un aumento del rischio di difetti congeniti, ma può avere effetti nocivi sul feto o sul neonato

Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato, poiché alla nascita cessa il passaggio del farmaco dalla madre al feto attraverso la placenta

Codeina

Idrocodone

Idromorfone

Meperidina

Morfina

Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato

In caso di alte dosi somministrate nell’ora precedente il parto, possibile sonnolenza e frequenza cardiaca rallentata nel neonato

Metadone

Irrequietezza, irritabilità, tremori, difficoltà di respirazione e problemi di allattamento (sintomi di astinenza dal farmaco) nel neonato

Clorpropamide

Gliburide

Metformina

Tolbutamide

Livelli glicemici molto bassi nel feto

Di solito si preferisce l’insulina

Ormoni sessuali

Danazolo

Se il farmaco viene assunto all’inizio della gravidanza, mascolinizzazione dei genitali di un feto femmina, per cui talvolta è necessaria la correzione chirurgica

Progestinici sintetici (a esclusione di quelli a basso dosaggio utilizzati nei contraccettivi orali)

Gli stessi del danazolo

Trattamenti cutanei

Isotretinoina

Difetti congeniti, come anomalie cardiache, orecchie piccole e idrocefalo (accumulo di liquido nel cervello)

Deficit intellettivo

Rischio di aborto

Farmaci per la tiroide

Metimazolo

Ingrossamento o ipoattività della tiroide nel feto

Difetti del cuoio capelluto nel neonato

Propiltiouracile

Ingrossamento o ipoattività della tiroide nel feto

Danno epatico nella madre

Iodio radioattivo

Distruzione della tiroide del feto

Se il farmaco viene somministrato verso la fine del 1° trimestre, ingrossamento e iperattività della tiroide del feto

Aumento del rischio di tumori pediatrici

Triiodotironina

Ingrossamento e iperattività della tiroide nel feto

Vaccini

Vaccino per rosolia (morbillo tedesco) e varicella

Potenziale infezione della placenta e del feto in fase di sviluppo

Rischi potenziali ma non noti

Altri farmaci

Corticosteroidi

Eventuale palatoschisi se i farmaci vengono assunti durante il 1° trimestre

Idrossiclorochina

Nessun aumento del rischio alle dosi abitualmente utilizzate

isoniazide

Possibili effetti nocivi sul fegato o danno ai nervi periferici (con conseguenti sensazioni anomale e/o debolezza)

Loratadina

Nei figli maschi, è possibile un difetto congenito dell’uretra nel quale l’apertura dell’uretra si trova nel punto sbagliato (ipospadia)

Pseudoefedrina (un decongestionante)

Restringimento dei vasi sanguigni nella placenta, che potrebbero ridurre la quantità di ossigeno e sostanze nutritive che il feto riceve con conseguente crescita inadeguata prima della nascita

Possibile rischio di difetto nella parete addominale che consente all’intestino di protrudere fuori dal corpo (gastroschisi)

Vitamina K

Nelle donne o nei feti con deficit di G6PD, degradazione dei globuli rossi (emolisi)

*A meno che non siano assolutamente necessari, non si devono usare farmaci in gravidanza. Tuttavia, talvolta, possono essere indispensabili per la salute della donna e del feto. In tali casi, la paziente deve discutere con il proprio medico i rischi e i benefici derivanti dall’assunzione dei farmaci prescrivibili che assume prima di sospenderli. Non dovrebbe smettere di assumerli di propria iniziativa.

Gli oppioidi sono usati per alleviare il dolore. Causano tuttavia anche un esagerato senso di benessere e, se usati in dosi eccessive, dipendenza e assuefazione.

G6PD: glucosio-6-fosfato deidrogenasi.

Vaccini durante la gravidanza

L’immunizzazione è efficace sia nelle donne in gravidanza sia in quelle che non lo sono.

I vaccini che contengono virus vivi (come il vaccino per la rosolia e il vaccino per la varicella) non vengono somministrati in caso di gravidanza certa o presunta.

Altri vaccini (come quelli per colera, epatite A, epatite B, peste, rabbia, difterite e febbre tifoide) sono somministrati durante la gravidanza solo in caso di rischio considerevole di sviluppare quella particolare infezione.

Tuttavia, tutte le donne nel 2° o 3° trimestre di gravidanza durante la stagione influenzale dovrebbero ricevere il vaccino contro il virus influenzale. Tutte le donne dovrebbero ricevere il vaccino anti-tetano-difterite-pertosse (Tdap), preferibilmente tra la 27a e la 36a settimana di ogni gravidanza. Questo vaccino protegge contro la pertosse.

Farmaci per trattare le malattie cardiovascolari durante la gravidanza

In caso di ipertensione precedente alla gravidanza o che si sviluppa durante la gravidanza, può essere necessaria la somministrazione di farmaci che riducono la pressione arteriosa (antipertensivi). Entrambi i tipi di ipertensione aumentano il rischio di problemi sia per la donna (preeclampsia) sia per il feto (vedere la pagina Ipertensione in gravidanza). Tuttavia, gli antipertensivi possono ridurre notevolmente la perfusione placentare, a causa di una riduzione troppo rapida della pressione. Pertanto, le donne in gravidanza che devono assumere questi farmaci vengono strettamente monitorate.

Vari tipi di antipertensivi, come gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) e i diuretici tiazidici, non sono solitamente prescritti alle donne in gravidanza. Questi farmaci possono creare gravi problemi al feto, come danno renale, crescita non adeguata prima del parto (restrizione della crescita) e difetti congeniti. Anche lo spironolattone non viene prescritto alle donne in gravidanza. Questo farmaco può provocare lo sviluppo di caratteristiche femminili in un feto maschile.

L’uso di diuretici tiazidici in gravidanza è controverso. Non sono gli antipertensivi di prima scelta utilizzati.

La digossina, usata nel trattamento dell’insufficienza cardiaca e di alcune aritmie cardiache, attraversa facilmente la placenta. Tuttavia, alla dose normale la digossina non influisce generalmente in modo significativo sul bambino prima o dopo la nascita.

Antidepressivi in gravidanza

Gli antidepressivi, specialmente gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come la paroxetina, sono comunemente utilizzati in gravidanza, specialmente perché il 7-23% circa delle donne in gravidanza soffre di depressione. In questi casi i benefici del trattamento di solito superano i rischi.

Sembra che la paroxetina aumenti il rischio di difetti cardiaci congeniti, quindi le donne che fanno uso di paroxetina devono sottoporsi a ecocardiografia per valutare il cuore del feto. Altri SSRI invece non aumentano questo rischio.

Se una donna in gravidanza assume antidepressivi, il neonato può manifestare sintomi di astinenza (come irritabilità e tremori) dopo il parto. Per prevenire tali sintomi, i medici riducono gradualmente la dose dell’antidepressivo nel 3° trimestre e lo sospendono prima del parto. Tuttavia, se i sintomi depressivi sono significativi o se peggiorano con la riduzione della dose, è opportuno riprendere la terapia. La depressione durante la gravidanza può determinare la depressione post-partum, che comporta una grave alterazione dell’umore della donna e necessita di trattamento.

Sostanze stupefacenti ricreative durante la gravidanza

Fumo di sigaretta (tabacco) durante la gravidanza

Sebbene il fumo di sigaretta sia dannoso per la madre e per il feto, solo il 20% delle fumatrici smette di fumare in gravidanza.

L’effetto più consistente del fumo durante la gravidanza è

Più la donna fuma in gravidanza, più basso sarà il peso del bambino. Il peso medio alla nascita dei bambini nati da donne fumatrici è ridotto di 170 grammi rispetto a quello dei bambini nati da donne non fumatrici.

Le malformazioni genetiche a livello cardiaco, cerebrale e facciale sono più frequenti nei bambini di donne fumatrici rispetto agli altri.

Inoltre, può aumentare il rischio dei seguenti problemi:

Inoltre, i bambini delle donne che fumano presentano deficit lievi, ma rilevabili, dell’accrescimento fisico e dello sviluppo intellettuale e comportamentale. Si ritiene che questi effetti siano provocati dal monossido di carbonio e dalla nicotina. Il monossido di carbonio può ridurre l’apporto di ossigeno ai tessuti. La nicotina stimola il rilascio di ormoni che restringono i vasi che irrorano l’utero e la placenta, riducendo l’apporto di ossigeno e nutrimento al feto.

A causa dei possibili effetti dannosi del fumo sul feto, le donne dovrebbero impegnarsi a non fumare durante la gravidanza, discutendo delle strategie con il medico.

Devono altresì evitare l’esposizione al fumo passivo, che può ugualmente danneggiare il feto.

Alcol durante la gravidanza

Il consumo di alcol in gravidanza è la principale causa nota di malformazioni congenite. Poiché la quantità di alcol necessaria per provocare la sindrome fetale alcolica è sconosciuta, si consiglia alle donne in gravidanza di astenersi dall’assumere alcol sia in modo regolare che ubriacandosi. Evitare del tutto l’alcol è ancora più sicuro.

Sapevate che...

  • La principale causa nota di malformazioni congenite è il consumo di alcol in gravidanza.

Il rischio di aborto spontaneo è almeno raddoppiato nelle donne che fanno uso di alcol in gravidanza in qualsiasi forma, soprattutto in grandi quantità.

Spesso, il peso alla nascita di bambini nati da donne che consumano alcol in gravidanza è notevolmente inferiore rispetto al normale. Il peso medio alla nascita è pari a circa 1,8 kg nei bambini esposti a quantità alcoliche significative, rispetto ai circa 3,2 kg dei neonati in generale. I bambini nati da madri che hanno assunto alcol in gravidanza, non riescono a crescere in modo adeguato e hanno maggiori probabilità di morire subito dopo il parto.

La sindrome alcolica fetale è una delle complicanze più gravi dell’alcolismo in gravidanza. Sono sufficienti tre bicchieri di alcol al giorno per causarla, e si manifesta in circa 2 nati vivi su 1.000. La sindrome include quanto segue:

I neonati o i bambini figli di donne che hanno fatto uso di alcol in gravidanza possono presentare gravi problemi comportamentali, come il comportamento antisociale e il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Tali problemi possono comparire anche quando il bambino non presenta evidenti malformazioni congenite.

Caffeina in gravidanza

Non è chiaro se il consumo di caffeina in gravidanza danneggi il feto. I dati sembrano suggerire che il consumo moderato di caffeina (ad esempio una tazza al giorno) in gravidanza rappresenti un rischio modesto o nullo per il feto.

La caffeina, contenuta in caffè, tè, alcune bibite, cioccolato e in alcuni farmaci, è una sostanza stimolante che attraversa rapidamente la placenta, raggiungendo il feto.

Alcuni dati indicano che l’assunzione di almeno sette tazze di caffè al giorno aumenta il rischio di morte in utero, parto prematuro, basso peso alla nascita o aborto spontaneo.

Alcuni specialisti invitano a limitare il consumo di caffè e, se possibile, ad assumere bevande decaffeinate.

Aspartame in gravidanza

L’aspartame, un dolcificante artificiale, sembra sicuro in gravidanza se consumato in piccole quantità, come quelle contenute nei cibi e nelle bevande zuccherate artificialmente. Per esempio, le donne in gravidanza dovrebbero consumare non più di 1 litro di bevande a zero calorie al giorno.

Le donne in gravidanza affette da fenilchetonuria, un disturbo insolito, non dovrebbero assumere aspartame.

Sostanze illecite durante la gravidanza

L’uso di droghe in gravidanza (in particolare gli oppiacei) può dar luogo a complicanze e a gravi problemi di sviluppo fetale e del neonato. Inoltre, in gravidanza, l’iniezione di droghe aumenta il rischio di infezioni che possono colpire il feto direttamente oppure mediante trasmissione materna. Tali infezioni comprendono l’epatite e le malattie sessualmente trasmesse (come l’AIDS). Inoltre, è più probabile uno sviluppo fetale inadeguato e i parti pretermine sono più frequenti.

Anfetamine in gravidanza

L’uso di anfetamine in gravidanza può causare malformazioni congenite, soprattutto a livello cardiaco, e possibilmente crescita inadeguata prima della nascita.

Bath salts (droga del cannibale) durante la gravidanza

I bath salts fanno riferimento a una famiglia di nuove droghe (designer drug) prodotte a partire da varie sostanze simili alle anfetamine. Sempre più donne in gravidanza ne fanno uso.

Si tratta di droghe che causano il restringimento dei vasi sanguigni del feto riducendo le quantità di ossigeno che lo alimentano.

Queste sostanze aumentano il rischio di:

Cocaina durante la gravidanza

La cocaina durante la gravidanza può provocare il restringimento (costrizione) dei vasi sanguigni che irrorano l’utero e la placenta. Conseguentemente, al feto arrivano meno ossigeno e meno nutrienti.

Nelle donne che fanno uso regolare di cocaina, aumenta il rischio di:

Rimane tuttavia da chiarire se sia la cocaina la causa di tali problemi o altri fattori di rischio comuni nelle donne che ne fanno uso. Fra questi fattori vi sono il fumo di sigaretta, l’uso di altre droghe illegali, mancanza di assistenza prenatale e povertà.

Allucinogeni durante la gravidanza

Gli allucinogeni possono, a seconda della sostanza, aumentare il rischio di:

Gli allucinogeni più comuni sono metilenediossimetanfetamina (MDMA, o Ecstasy), Roipnol, ketamina, metanfetamina e LSD (dietilamide dell’acido lisergico).

Marijuana in gravidanza

Non è chiaro se il consumo di marijuana in gravidanza procuri danni al feto. Il principale ingrediente della marijuana, il tetraidrocannabinolo, può attraversare la placenta e, pertanto, colpire il feto. Tuttavia l’uso di piccole quantità di marijuana non sembra aumentare il rischio di difetti congeniti o rallentare la crescita del feto.

La marijuana non causa problemi comportamentali nel neonato a meno che non se ne faccia un uso eccessivo in gravidanza.

Oppioidi durante la gravidanza

Gli oppioidi sono usati per alleviare il dolore, ma causano anche un esagerato senso di benessere e, se usati in dosi eccessive, dipendenza e assuefazione.

Gli oppioidi, tra cui eroina, metadone e morfina, attraversano facilmente la placenta; di conseguenza, il feto può diventarne dipendente e può presentare sintomi di astinenza da sei ore a otto giorni dopo la nascita. Tuttavia, l’utilizzo di oppiacei raramente è causa di malformazioni congenite.

L’uso di oppioidi durante la gravidanza aumenta il rischio di complicanze, tra cui

I bambini di donne eroinomani sono più frequentemente piccoli.

Farmaci usati durante il travaglio e il parto

I farmaci utilizzati per alleviare il dolore durante la gravidanza (come anestetici locali e oppioidi) di solito attraversano la placenta e possono avere effetti sul neonato, ad esempio deprimendone il respiro. Pertanto, se fosse necessario utilizzarli durante il travaglio, dovranno essere somministrati alla dose minima efficace.

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