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Febbre familiare mediterranea

Di

Apostolos Kontzias

, MD, Stony Brook University School of Medicine

Ultima revisione/verifica completa dic 2018| Ultima modifica dei contenuti dic 2018
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La febbre familiare mediterranea è una malattia ereditaria caratterizzata da episodi di febbre elevata, associata a dolori addominali o, meno spesso, a dolori articolari e toracici o eruzione cutanea.

  • La febbre familiare mediterranea è causata da un gene ereditato da entrambi i genitori.

  • Solitamente la maggior parte dei soggetti manifesta attacchi di grave dolore addominale e febbre alta.

  • La diagnosi di solito si basa sui sintomi, ma sono disponibili test genetici per i casi insoliti.

  • Se non adeguatamente trattato, questo disturbo può provocare amiloidosi.

  • Si assume colchinina per ridurre o eliminare il numero di attacchi dolorosi ed eliminare il rischio di insufficienza renale correlata all’amiloidosi.

La febbre mediterranea familiare compare più comunemente nelle popolazioni di origine mediterranea (ad esempio, ebrei sefarditi, arabi nordafricani, armeni, greci, italiani e turchi). Tuttavia, il disturbo è stato osservato in persone di origine diversa (come ebrei ashkenazi, cubani e giapponesi). Fino al 50% delle persone affette da febbre mediterranea familiare ha familiari, di solito fratelli o sorelle, interessati dal disturbo (anamnesi familiare).

La febbre mediterranea familiare è una patologia ereditaria provocata da un gene recessivo anomalo. Ovvero, per sviluppare il disturbo, i soggetti devono avere due copie del gene anomalo, uno da ciascun genitore. Tuttavia, di rado una sola copia del gene anomalo può essere sufficiente a causare sintomi. Tale gene determina la produzione di una forma difettiva di pirina, una proteina che regola l’infiammazione. Esistono molte possibili mutazioni diverse del gene, non tutte ancora identificate.

Sintomi

Di solito, i sintomi della febbre mediterranea familiare insorgono in un’età compresa tra i 5 e i 15 anni.

I sintomi più comuni sono:

  • dolore addominale e febbre

Gli attacchi di dolore addominale si manifestano in circa il 95% dei soggetti, in maniera irregolare e accompagnati da febbre che raggiunge i 40°C. Gli attacchi dolorosi durano solitamente tra le 24 e le 72 ore, ma possono anche essere più lunghi. Gli attacchi possono avere frequenza bisettimanale o essere rari e comparire solo una volta l’anno. La loro gravità e frequenza può diminuire con l’età, durante la gravidanza e nei soggetti che sviluppano amiloidosi. A volte, gli attacchi si interrompono completamente per molti anni e ricompaiono successivamente.

Il dolore addominale è causato dall’infiammazione del rivestimento della cavità addominale (peritonite). Abitualmente insorge in una zona dell’addome, per poi diffondersi a tutto l’addome. La gravità del dolore può variare a ogni attacco.

Sintomi meno comuni includono

  • Dolore toracico: si manifesta in circa il 30% dei casi. Il dolore toracico, scatenato tipicamente dalla respirazione, è causato dall’infiammazione delle membrane di rivestimento polmonare (pleurite) oppure, in casi rarissimi, dall’infiammazione del sacco che avvolge il cuore (pericardite).

  • Artrite: in circa il 25% dei casi si manifesta l’infiammazione (artrite) delle grandi articolazioni, quali ginocchia, caviglie e anche.

  • Eruzione cutanea: rara tra i soggetti affetti negli Stati Uniti, al confronto, è un’eruzione cutanea rossa dolorante che, in genere, compare in prossimità delle caviglie.

  • Dolore allo scroto: Nei pazienti di sesso maschile, il sacco di pelle spessa che circonda e protegge i testicoli (scroto) può gonfiarsi ed essere dolorante a causa dell’infiammazione di un testicolo.

Malgrado la gravità dei sintomi che si manifestano durante gli attacchi, i soggetti si riprendono rapidamente e non manifestano la malattia fino all’attacco successivo.

Complicanze della febbre mediterranea familiare

Se non trattata adeguatamente, la febbre mediterranea familiare può provocare amiloidosi, in cui l’amiloide, una proteina di forma insolita, si deposita nei reni e in molti organi e tessuti, pregiudicandone la funzionalità.

I depositi di amiloide possono danneggiare i reni, con conseguente eventuale insufficienza renale. I soggetti possono trattenere i liquidi, sentirsi deboli e inappetenti.

Circa un terzo delle donne affette dal disturbo ha problemi di fertilità o abortività. Circa il 20-30% delle gravidanze termina con la perdita del feto. Il disordine può comportare la formazione di tessuto cicatriziale a livello pelvico, in grado di interferire con il concepimento.

Diagnosi

  • Valutazione medica

  • Test genetici

In genere, la diagnosi di febbre mediterranea familiare viene formulata in base ai sintomi clinici caratteristici. Tuttavia, il dolore addominale della febbre familiare mediterranea è praticamente indistinguibile da quello di altre urgenze addominali e ricorda soprattutto quello della perforazione appendicolare. Pertanto, alcuni soggetti affetti da questa patologia vengono sottoposti a intervento chirurgico urgente prima di formulare una diagnosi corretta.

Nessun esame di routine è diagnostico di per sé, tuttavia alcuni esami possono essere utili per escludere altri disturbi. Tramite analisi del sangue è possibile individuare il gene anomalo responsabile del disturbo e aiutare nella diagnosi. In alcuni soggetti affetti da febbre mediterranea familiare è presente una sola copia del gene anziché due, mentre in altri i risultati dei test genetici possono essere negativi perché il soggetto presenta una mutazione non considerata nei test. In questi casi è opportuno richiedere una consulenza genetica e affidarsi alle cure di specialisti esperti nella febbre mediterranea familiare.

Prevenzione e trattamento

  • Colchicina

L’assunzione quotidiana di colchicina per via orale elimina o riduce di gran lunga gli attacchi dolorosi in circa l’85% dei casi, eliminando inoltre virtualmente il rischio di insufficienza renale causata dall’amiloidosi. Nelle donne in gravidanza, la colchicina contribuisce a prevenire gli attacchi che potrebbero avere come esito l’aborto. In caso di attacchi non frequenti che iniziano lentamente, è possibile attendere fino all’insorgenza dei sintomi, prima di assumere la colchicina, che tuttavia deve essere assunta prontamente.

Se la colchicina non è efficace, possono essere utili altri farmaci come canakinumab, anakinra o rilonacept iniettati per via sottocutanea. Questi farmaci modificano il funzionamento del sistema immunitario e pertanto contribuiscono a ridurre l’infiammazione.

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