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Problemi comportamentali degli adolescenti

Di

Sharon Levy

, MD, MPH, Harvard Medical School

Ultima revisione/verifica completa set 2020| Ultima modifica dei contenuti set 2020
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I fatti in Breve

L’adolescenza è un periodo di sviluppo dell’indipendenza. Tipicamente, gli adolescenti esercitano la propria indipendenza ponendo interrogativi o sfide e talvolta infrangendo le regole. I genitori e i medici devono differenziare gli errori occasionali di giudizio da una tendenza a comportamenti inadeguati che richiede un intervento professionale. La gravità e la frequenza delle infrazioni rappresentano elementi indicativi. Ad esempio consumo regolare di alcolici, frequenti episodi di violenza, assenze ingiustificate da scuola e furti sono molto più significativi rispetto a episodi isolati delle stesse attività. Altri segnali allarmanti comprendono il peggioramento dell’andamento scolastico e la fuga da casa. A destare particolare preoccupazione sono gli adolescenti che, durante un alterco, provocano gravi lesioni o utilizzano un’arma.

Poiché gli adolescenti sono molto più indipendenti e mobili rispetto a quando erano bambini, spesso sono fuori dal diretto controllo fisico degli adulti. In tali casi, il loro comportamento è determinato dal codice morale e comportamentale. I genitori guidano, piuttosto che controllare direttamente, le azioni degli adolescenti che, se possono contare sull’affetto e il sostegno da parte della famiglia, sono meno inclini a condotte rischiose. Inoltre, è meno probabile che abbiano a che fare con comportamenti rischiosi quegli adolescenti i cui genitori comunicano chiare aspettative riguardo alla loro condotta e che dimostrano di porre limiti coerenti nella formazione e nel controllo.

Nello stile genitoriale autorevole, i figli contribuiscono a stabilire le aspettative e le regole della famiglia. Con questo stile genitoriale, rispetto a quello autoritario (nel quale i genitori prendono decisioni con minimo contributo da parte del bambino) o permissivo (nel quale i genitori pongono pochi limiti) è più probabile promuovere comportamenti maturi.

In genere, i genitori autorevoli attuano un sistema graduale di privilegi, in cui inizialmente vengono attribuite all’adolescente modeste responsabilità e libertà (come il prendersi cura di un animale, eseguire lavori domestici, acquistare abbigliamento, decorare la propria stanza o gestire una paghetta). Se l’adolescente dimostra di saper gestire bene una responsabilità o un privilegio per un certo periodo di tempo, acquisisce il diritto a ulteriori responsabilità e privilegi (come uscire con gli amici senza i genitori e guidare). Al contrario, scarso giudizio o scarsa capacità di assumersi le responsabilità causano una perdita dei privilegi. Ogni nuovo privilegio richiede uno stretto controllo da parte dei genitori per garantire che le regole stabilite vengano rispettate.

I genitori e i figli adolescenti, talvolta, si scontrano quasi su ogni argomento. In queste situazioni, il fattore fondamentale è proprio il controllo. Gli adolescenti vogliono sentire di avere il controllo della propria vita, mentre il desiderio dei genitori è che i figli sappiano che sono ancora loro a stabilire le regole. In queste situazioni tutti traggono beneficio dalla capacità dei genitori di focalizzare gli sforzi sulle attività tipiche dell’età (frequenza scolastica, partecipazione alle responsabilità domestiche) piuttosto che sul modo di esprimersi (abbigliamento, pettinatura, divertimento preferito).

L’intervento professionale è necessario se gli adolescenti sono dominati da comportamenti pericolosi o inaccettabili nonostante gli sforzi più strenui da parte dei genitori. L’uso di sostanze è una causa comune di problemi comportamentali e i disturbi da uso di sostanze richiedono un trattamento specifico. I problemi comportamentali possono anche essere sintomi di disturbi dell’apprendimento, depressione o altri disturbi di salute mentale. Tali disturbi richiedono in genere una consulenza psicologica; gli adolescenti che soffrono di disturbi di salute mentale possono trarre beneficio dal trattamento farmacologico. Qualora non riescano a limitare i comportamenti pericolosi nei figli adolescenti, i genitori possono richiedere l’aiuto della giustizia e di un funzionario che vigili sul ragazzo per far valere ragionevoli regole familiari.

Disturbi specifici del comportamento

I disturbi comportamentali distruttivi sono comuni durante l’adolescenza.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (Attention-deficit/hyperactivity disorder, ADHD) è il disturbo menale più comune nell’infanzia e spesso persiste nell’adolescenza e in età adulta. Tuttavia, gli adolescenti con difficoltà di attenzione possono presentare invece un altro disturbo come depressione o difficoltà di apprendimento. Nonostante l'ADHD sia spesso trattato con farmaci stimolanti (come anfetamine o metilfenidato), che possono potenzialmente essere abusati, tale trattamento non sembra aumentare il rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze e può persino ridurne il rischio. D’altra parte, alcuni adolescenti lamentano sintomi di disattenzione nel tentativo di ottenere la prescrizione di stimolanti, sia come ausilio allo studio che per scopi ricreativi.

Altri comportamenti distruttivi comuni dell’infanzia includono disturbo oppositivo provocatorio e disturbo del comportamento.

Violenza e appartenenza a gang

I bambini raramente ricorrono allo scontro fisico. Tuttavia, nell’adolescenza, aumentano la frequenza e la gravità delle interazioni violente. Sebbene particolare rilevanza sia data agli episodi violenti nell’ambiente scolastico, gli adolescenti hanno molte più probabilità di essere coinvolti in atti di violenza (o più frequentemente in minacce di violenza) a casa e fuori dalla scuola. Sono diversi i fattori che accrescono il rischio di violenza per gli adolescenti, tra i quali

  • problemi dello sviluppo

  • appartenenza a una gang

  • accesso ad armi da fuoco

  • uso di sostanze

  • povertà

Non vi sono prove sufficienti a indicare una correlazione tra violenza e difetti genetici o anomalie cromosomiche.

L’appartenenza a una gang è risultata associata a un comportamento violento. Le gang giovanili sono gruppi autonomi di 3 o più membri, in genere fra i 13 e i 24 anni. Di solito le gang adottano un nome e dei simboli che le identificano, ad esempio un particolare abbigliamento, determinati gesti, certi tatuaggi o graffiti. Alcune gang prevedono che i potenziali membri compiano atti di violenza, anche casuali, prima di poter entrare a farne parte.

L’aumento della violenza delle gang giovanili è stato imputato, almeno in parte, al coinvolgimento delle stesse nello spaccio e nel consumo di stupefacenti. Armi da fuoco e di altro tipo sono caratteri distintivi della violenza delle gang. Nel 2017, in uno studio sui rischi giovanili, il 25% circa degli studenti di sesso maschile delle scuole superiori statunitensi ha riportato di aver avuto con sé un’arma in qualsiasi momento almeno una volta nel corso del mese precedente alla partecipazione. In quello stesso periodo, una percentuale minore (quasi il 6%) ha riferito di portare con sé un’arma a scuola.

La prevenzione della violenza inizia nella prima infanzia, con metodi di disciplina non violenti. Anche limitare l’esposizione alla violenza attraverso i mezzi di comunicazione e i videogiochi può aiutare, poiché è stato dimostrato che l’esposizione alle scene di violenza desensibilizza i ragazzi inducendoli ad accettare la violenza come parte della propria vita. I bambini in età scolare dovrebbero avere accesso a un ambiente scolastico sicuro. Fanciulli e adolescenti non dovrebbero avere acceso alle armi e dovrebbero essere istruiti su come evitare situazioni ad alto rischio (come luoghi e ambienti frequentati da persone che portano delle armi, consumano alcol o assumono droghe) e porre in atto strategie per scongiurare situazioni di tensione.

Tutte le vittime della violenza delle gang devono essere incoraggiate a parlare a genitori, insegnanti e, addirittura, medici dei loro problemi.

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