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Sindromi da coronavirus e sindromi respiratorie acute (COVID-19, MERS, SARS)

Di

Brenda L. Tesini

, MD, University of Rochester School of Medicine and Dentistry

Ultima revisione/verifica completa dic 2020| Ultima modifica dei contenuti dic 2020
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I fatti in Breve
Risorse sull’argomento

I coronavirus sono una grande famiglia di virus responsabili di malattie respiratorie che variano per gravità dal raffreddore comune alla polmonite letale.

Esistono molti coronavirus diversi; la maggior parte di essi causa malattie negli animali. Tuttavia, sappiamo che 7 tipi di coronavirus sono responsabili di malattie negli esseri umani.

Quattro di queste 7 infezioni da coronavirus umano comportano forme lievi a carico delle vie aeree superiori, che causano i sintomi del raffreddore comune.

Tuttavia, 3 delle 7 infezioni da coronavirus umano possono essere molto più gravi e hanno recentemente causato importanti epidemie di polmonite letale:

  • Il SARS-CoV-2 è un nuovo coronavirus che è stato identificato per la prima volta a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019 come causa della sindrome da coronavirus 2019 (COVID-19) e si è diffuso in tutto il mondo.

  • Il MERS-CoV è stato identificato nel 2012 come la causa della sindrome respiratoria mediorientale (Middle East Respiratory Syndrome, MERS).

  • Il SARS-CoV è stato identificato nel 2003 come responsabile dell’epidemia della sindrome respiratoria acuta grave (Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS) iniziata in Cina verso la fine del 2002.

Questi coronavirus che causano gravi infezioni respiratorie sono trasmessi dagli animali all’uomo (patogeni zoonotici).

COVID-19

COVID-19 è una malattia respiratoria acuta che può essere grave ed è causata da un coronavirus identificato di recente, denominato ufficialmente SARS-CoV-2.

I primi casi di COVID-19 sono stati segnalati alla fine del 2019 a Wuhan, in Cina, e da allora la malattia si è ampiamente diffusa in tutto il mondo. Per informazioni aggiornate sul numero di casi e di decessi, vedere Centers for Disease Control and Prevention: 2019 Novel Coronavirus e World Health Organization’s Novel Coronavirus (COVID-2019) situation reports.

Il coronavirus responsabile di COVID-19, identificato di recente, è stato chiamato SARS-CoV-2, anche se è leggermente diverso dal coronavirus che causa la SARS.

Trasmissione di COVID-19

I primi casi di COVID-19 sono stati collegati a un mercato di animali vivi a Wuhan, in Cina, e ciò indicherebbe che il virus sia stato trasmesso da animali venduti come cibo esotico all’uomo.

Il COVID-19 si diffonde principalmente da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie che vengono prodotte quando un soggetto infetto tossisce, starnutisce, canta, fa attività fisica o parla. Generalmente si diffonde stando a stretto contatto (entro circa 2 m per 15 minuti o più nell’arco delle 24 ore) con una persona contagiosa, ma il virus si può diffondere anche a distanze superiori o rimanere nell’aria più a lungo in determinate condizioni. In generale, più da vicino e più lunga è l’interazione con un soggetto infetto, maggiore è il rischio di diffusione del virus. Le persone possono anche contrarre l’infezione COVID-19 toccando qualcosa su cui è presente il virus e poi toccandosi la bocca, il naso o gli occhi. Il virus di solito viene trasmesso da una persona con sintomi dell’infezione, ma può essere trasmesso da persone prima che queste manifestino i sintomi (presintomatiche) e anche da persone che sono infette ma non sviluppano mai i sintomi (asintomatiche).

Sintomi

La maggior parte dei soggetti con COVID-19 presentano sintomi lievi o sono del tutto asintomatici, ma alcune persone si ammalano gravemente e muoiono. I sintomi comprendono:

  • Febbre

  • Tosse

  • Difficoltà respiratoria o respiro affannoso

  • Brividi, anche accompagnati da forti tremori

  • Affaticamento

  • Dolore muscolare

  • Mal di testa

  • Mal di gola

  • Recente perdita dell’olfatto o del gusto

  • Congestione nasale o rinorrea

  • Nausea o vomito

  • Diarrea

I sintomi solitamente compaiono da 2 a 14 giorni dopo che l’infezione è stata contratta, di solito dai 4 ai 5 giorni.

Il rischio di malattia grave e di decesso nelle persone con COVID-19 aumenta con l’età e in soggetti fumatori, con altre patologie gravi, come cancro, malattie cardiache, polmonari, renali o epatiche, anemia falciforme, diabete, obesità o disturbi legati all’immunocompromissione.

Oltre alle malattie respiratorie che possono essere gravi e portare alla morte, altre gravi complicanze includono

Una rara complicanza chiamata sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini (multi-system inflammatory syndrome in children, MIS-C) che può essere collegata a COVID-19 è stata segnalata nei bambini. I sintomi possono essere simili a una rara malattia che prende il nome di sindrome di Kawasaki e includono febbre, dolore addominale ed eruzione cutanea. Una complicanza simile è stata segnalata in adulti giovani e di mezza età (sindrome infiammatoria multisistemica negli adulti [multisystem inflammatory syndrome in adults, MIS-A]).

Nella maggior parte dei soggetti, i sintomi si risolvono nel giro di circa una settimana. Tuttavia, in alcuni soggetti, i sintomi durano più a lungo, spesso con respiro affannoso, tosse e stanchezza estrema, che talvolta persistono per settimane o mesi. I test di rilevamento virale in queste persone di solito non mostrano alcun virus attivo e generalmente non vengono considerate contagiose.

È noto che l’immunità dopo l’infezione con altri coronavirus è temporanea. La pandemia COVID-19 non è andata avanti abbastanza a lungo perché i ricercatori siano sicuri di quanto tempo le persone possano rimanere immuni dopo la malattia COVID-19. Tuttavia, di recente, sono stati segnalati pochissimi casi in cui persone che si erano ristabilite dal COVID-19 si sono ammalate di nuovo con un ceppo geneticamente diverso di SARS-CoV-2. Questa reinfezione appare finora estremamente rara considerando le decine di milioni di persone che hanno avuto il COVID-19, ma i ricercatori non sanno cosa accadrà nel corso del tempo.

Diagnosi

  • Analisi per identificare il virus

I medici sospettano un caso di COVID-19 quando osservano nelle persone i sintomi dell’infezione. Un recente contatto stretto con qualcuno che è affetto da COVID-19 aumenta le probabilità di infezione. I soggetti che temono di poter essere affetti da COVID-19 devono contattare il proprio medico prima di sottoporsi al test e dell’arrivo in ospedale, affinché possano essere prese le precauzioni appropriate.

I test virali, come l’analisi mediante reazione a catena della polimerasi (PCR) possono essere eseguiti sulle secrezioni delle vie aeree superiori e inferiori (campioni da tamponi nasali o orali o saliva) per identificare il virus. Possono essere effettuati anche test che rilevano specifici antigeni di SARS-CoV-2, ma di solito sono meno accurati dei test PCR. (Vedere anche CDC: Overview of Testing for SARS-CoV-2 [COVID-19]).

Le persone devono sottoporsi al test per COVID-19 se

  • Hanno sintomi di COVID-19

  • Sono state a stretto contatto (entro circa 2 m da un soggetto infetto per 15 minuti o più nell’arco delle 24 ore) con qualcuno con diagnosi confermata di COVID-19

  • Sono stati interpellati o invitati a sottoporsi a test dal loro operatore sanitario o dal dipartimento sanitario locale o statale

NOTA: i test anticorpali (chiamati anche analisi sierologiche) aiutano a determinare se il soggetto è stato precedentemente infettato, il che è importante per rintracciare i casi e studiare il virus. I test anticorpali non vengono utilizzati per diagnosticare le infezioni in corso.

Prevenzione

Il modo migliore per prevenire l’infezione è evitare l’esposizione a questo virus, il che può essere difficile perché alcune persone infette non sanno di avere il virus. È importante praticare il “distanziamento sociale” (mantenendo una distanza di distanza di circa 2 m tra persone non conviventi) e indossare una copertura per il viso sopra la bocca e il naso quando ci si trova con persone non conviventi. I CDC raccomandano quanto riportato di seguito:

  • Indossare una copertura per il viso in tessuto se si è sani (non si hanno sintomi) quando ci si trova in ambienti pubblici e quando ci si trova con persone non conviventi, soprattutto quando altre misure di distanziamento sociale sono difficili da mantenere (la copertura per il viso in tessuto non sostituisce il distanziamento sociale)

  • Indossare una mascherina o una copertura in tessuto per il viso se si è malati e in presenza di altre persone. Le coperture per il viso in tessuto possono essere prodotte utilizzando oggetti per la casa o realizzate in casa con materiali comuni (vedere CDC’s Use of Cloth Face Coverings to Help Slow the Spread of COVID-19)

  • Indossare una mascherina se ci si prende cura di una persona malata

Oltre al distanziamento sociale e a una copertura in tessuto per il viso, i CDC raccomandano le seguenti azioni di routine per aiutare a prevenire la diffusione del virus respiratorio (vedere CDC: How to Protect Yourself and Others):

  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, soprattutto dopo essere andati al bagno, prima di mangiare, e dopo essersi soffiati il naso, avere tossito o avere starnutito

  • Utilizzare un disinfettante a base alcolica (almeno il 60% di alcol) se acqua e sapone non sono facilmente reperibili

  • Evitare di toccare occhi, naso e bocca se non ci si è lavati le mani

  • Evitare il contatto ravvicinato con soggetti malati

  • Rimanere a casa se malati

  • Tossire o starnutire coprendosi naso e bocca con un fazzoletto, quindi gettare il fazzoletto nella spazzatura

  • Pulire e disinfettare oggetti e superfici che vengono toccati frequentemente con uno spray o una salvietta normalmente utilizzati per la pulizia della casa

  • Monitorare la salute per possibili sintomi e misurare la temperatura se si sviluppano sintomi

Quarantena e isolamento

Per aiutare a prevenire la trasmissione, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccomandano misure di quarantena e isolamento.

La quarantena è per coloro che sono stati esposti, oppure potrebbero essere stati esposti. L’obiettivo è quello di separare e limitare il movimento dei “contatti stretti” per vedere se si ammalano entro il periodo di incubazione di 14 giorni. I seguenti soggetti devono mettersi in quarantena per 14 giorni dopo l’ultima esposizione al virus:

  • I contatti stretti che non hanno sintomi e sono risultati negativi al test

  • I contatti stretti che non hanno sintomi e non si sono sottoposti al test

Se un contatto stretto riceve un risultato positivo, deve mettersi in isolamento per almeno 10 giorni. Una stretta aderenza a queste misure si è rivelata efficace nel controllare la diffusione dell’infezione in aree selezionate.

Un contatto stretto è un soggetto che

  • Si è trovato a una distanza di circa 2 m da un soggetto infetto (con o senza mascherina) per almeno 15 minuti nell’arco di un periodo di 24 ore a partire dalle 48 ore prima che il soggetto abbia avuto sintomi

Un contatto stretto può anche comprendere le persone che

  • Hanno prestato cure a domicilio a un paziente malato di COVID-19

  • Hanno avuto un diretto contatto fisico con il soggetto malato (lo hanno abbracciato o baciato)

  • Hanno condiviso utensili per mangiare o bere

  • erano nel raggio d’azione delle goccioline respiratorie del malato (ad esempio, per uno starnuto o per la tosse)

L’isolamento è teso a separare le persone che sono contagiose da quelle che sono suscettibili. I seguenti soggetti si devono isolare:

  • Persone con sintomi di COVID-19 che non si sono sottoposte al test

  • Chiunque sia risultato positivo al test per SARS-CoV-2 (anche se non ha sintomi)

L’isolamento può generalmente terminare 10 giorni dopo l’inizio dei sintomi, a condizione che la persona sia senza febbre da almeno 24 ore, senza l’uso di farmaci che riducono la febbre, e che i sintomi stiano migliorando. Nelle persone che non hanno mai avuto sintomi, l’isolamento può cessare 10 giorni dopo la data del primo test positivo.

Vaccinazione

L’11 dicembre 2020, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha rilasciato un’autorizzazione all’uso d’emergenza (emergency use authorization, EUA) per il vaccino contro il COVID-19 di Pfizer-BioNTech per la prevenzione del COVID-19 per l’uso in persone di età pari e superiore ai 16 anni. (Vedere il documento informativo della FDA sul vaccino di Pfizer-BioNTech). In seguito, il 18 dicembre 2020, la FDA statunitense ha approvato l’EUA per un vaccino per l’uso in persone di età pari e superiore ai 18 anni prodotto da un’altra azienda (Moderna, vedere il documento informativo della FDA sul vaccino di Moderna). Numerosi altri vaccini sono attualmente oggetto di studio in sperimentazioni cliniche.

I vaccini per COVID-19 di Pfizer-BioNTech e Moderna sono somministrati come una serie di 2 iniezioni nel muscolo. Le iniezioni del vaccino di Pfizer-BioNTech vengono somministrate a 3 settimane di distanza, mentre le iniezioni del vaccino di Moderna devono essere somministrate a 4 settimane di distanza. I vaccini non sono intercambiabili, vale a dire che occorre ricevere il vaccino dello stesso produttore per entrambe le dosi.

In una sperimentazione clinica, il vaccino di Pfizer-BioNTech ha impedito l’insorgenza di malattia da COVID-19 nel 95% dei soggetti dopo le 2 dosi somministrate a 3 settimane di distanza. In una sperimentazione separata, il vaccino di Moderna ha impedito l’insorgenza di malattia da COVID-19 nel 94,1% dei soggetti. La durata di questa protezione attualmente non è nota. I soggetti con un sistema immunitario indebolito, compresi quelli che assumono farmaci immunosoppressori, possono avere una ridotta risposta al vaccino. Al momento, non è nota l’efficacia dei vaccini nell’impedire la diffusione del virus che causa il COVID-19, quindi le persone che sono state vaccinate dovrebbero comunque seguire misure di prevenzione generale come l’uso della mascherina, il distanziamento sociale e il frequente lavaggio delle mani.

Il vaccino non deve essere somministrato a coloro che hanno presentato reazioni allergiche gravi a una precedente dose del vaccino o a un componente del vaccino.

Gli effetti collaterali del vaccino includono

  • Dolore, gonfiore e arrossamento nella sede dell’iniezione

  • Stanchezza

  • Mal di testa

  • Dolore muscolare

  • Brividi

  • Dolore articolare

  • Febbre

  • Nausea

  • Sensazione di malessere generale

  • Linfonodi ingrossati

Gli effetti collaterali solitamente durano qualche giorno. Vi sono più persone che presentano effetti collaterali dopo la somministrazione della seconda dose piuttosto che dopo aver ricevuto la prima dose.

Vi è la remota possibilità di sviluppare una grave reazione allergica. Ciò si verifica di solito entro pochi minuti fino a 1 ora dopo aver ricevuto una dose del vaccino e richiede un trattamento d’emergenza (contattare l’assistenza medica di emergenza [in Italia comporre il 118] o recarsi all’ospedale più vicino). I soggetti che hanno avuto reazioni allergiche gravi ad altri vaccini o farmaci iniettabili devono discutere il rischio di una reazione allergica con il proprio medico ed essere tenuti sotto osservazione dopo la somministrazione del vaccino. I segni di una grave reazione allergica comprendono

  • Difficoltà respiratoria

  • Gonfiore di viso e gola

  • Battito cardiaco accelerato

  • Una grave eruzione cutanea su tutto il corpo

  • Vertigini e debolezza

Trattamento

  • Farmaci per alleviare i dolori muscolari e la febbre

  • Talvolta, remdesivir e/o desametasone

La maggior parte dei soggetti con COVID-19 non richiede trattamento.

Le linee guida dei National Institutes of Health (NIH) raccomandano remdesivir (un farmaco antivirale) e desametasone (un farmaco antinfiammatorio) per soggetti selezionati con malattia grave. Remdesivir è l’unico trattamento approvato dall’Ente statunitense preposto al controllo dei cibi e dei farmaci (Food and Drug Administration, FDA) per il COVID-19 ed è approvato per l’uso solo in pazienti ricoverati con COVID-19. Molti farmaci sono in corso di valutazione in sperimentazioni cliniche, ma non ci sono abbastanza informazioni circa l’efficacia per consigliare il loro utilizzo al di fuori di tali sperimentazioni cliniche. Diversi studi clinici sull’HIV retrovirale, su lopinavir/ritonavir e sui farmaci antimalarici clorochina e idrossiclorochina hanno dimostrato che questi farmaci sono privi di benefici. Inoltre, non esistono studi clinici randomizzati che documentino l’utilità del farmaco antiparassitario ivermectina per la prevenzione o il trattamento di COVID-19.

Le persone che sono guarite dal COVID-19 hanno nel sangue anticorpi contro il virus SARS-CoV-2. I ricercatori stanno esaminando se la trasfusione di plasma sanguigno da pazienti guariti potrebbe aiutare la guarigione, ma sono ancora in attesa di risultati certi. Sono in via di produzione test anticorpi sintetici (anticorpi monoclonali) contro il virus SARS-CoV-2. Anche questi agenti sono disponibili solo nell’ambito di sperimentazioni cliniche.

Il paracetamolo o i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l’ibuprofene, possono essere assunti per alleviare febbre e dolori muscolari. Malgrado alcuni timori di carattere aneddotico iniziali, non esistono prove scientifiche che l’uso di FANS peggiori la malattia da COVID-19. Allo stesso modo, non esistono prove scientifiche che i soggetti con COVID-19 devono smettere di assumere i farmaci per la pressione sanguigna detti inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (angiotensin-converting enzyme inhibitors, ACEI) o bloccanti del recettore dell’angiotensina (angiotensin receptor blockers, ARB).

Alcuni soggetti si ammalano così gravemente da dover essere assistiti con la ventilazione meccanica per poter respirare.

Ulteriori informazioni

Sindrome respiratoria mediorientale (MERS)

La sindrome respiratoria mediorientale (Middle East Respiratory Syndrome, MERS) è un’infezione virale che causa gravi sintomi simili all’influenza.

Il virus responsabile della sindrome respiratoria mediorientale (MERS) è un coronavirus simile a quello che provoca la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Il virus della MERS è stato rilevato per la prima volta in Giordania e in Arabia Saudita nel 2012. Dall’inizio del 2018 vi sono stati 2.200 casi confermati di MERS e 790 decessi. La maggior parte dei casi si è manifestata in Arabia Saudita, dove continuano a registrarsi nuovi casi. Inoltre, vi sono stati casi in Paesi non mediorientali, tra cui Francia, Germania, Italia, Tunisia e Regno Unito; tutte persone che si erano recate in Medio Oriente per un viaggio o per lavoro.

In Corea del Sud si è verificata un’epidemia dovuta ai coronavirus responsabili della MERS nel periodo da maggio a luglio del 2015, dopo il ritorno di un uomo sudcoreano dal Medio Oriente. L’epidemia ha compreso oltre 180 casi e ha determinato 36 decessi. La maggior parte delle trasmissioni da persona a persona si è verificata in strutture sanitarie.

Nel mese di maggio del 2014 sono stati confermati due casi negli Stati Uniti. In entrambi i casi, le persone colpite erano professionisti sanitari tornati di recente dal Golfo Persico. Dopo il mese di maggio del 2014, negli Stati Uniti non vi sono stati altri casi di MERS.

Si sospetta che in molti Paesi (compresi Egitto, Oman, Qatar e Arabia Saudita) la principale fonte di infezione siano i dromedari, ma il modo in cui il virus viene trasmesso all’uomo non è noto.

L’infezione è più comune negli uomini ed è più grave nelle persone anziane e in quelle affette da patologie croniche preesistenti, come il diabete o una malattia cardiaca o renale. L’infezione è stata letale in circa un terzo delle persone infette.

Il virus della MERS si trasmette attraverso il contatto diretto con persone affette dalla malattia o attraverso le goccioline disperse nell’aria con la tosse o gli starnuti da un soggetto infetto. Si ritiene che le persone non siano contagiose finché non manifestano i sintomi. La maggior parte dei casi di trasmissione da persona a persona si sono verificati tra gli operatori sanitari che assistevano le persone infette.

I sintomi solitamente compaiono circa 5 giorni (ma possono comparire in qualunque momento tra i 2 e i 14 giorni) dopo che l’infezione è stata contratta. La maggior parte delle persone presenta febbre, brividi, dolori muscolari e tosse. Circa un terzo lamenta diarrea, vomito e dolore addominale.

Diagnosi

  • Analisi dei liquidi corporei provenienti dalle vie respiratorie

  • Esami del sangue

I medici sospettano la MERS nei soggetti che presentano un’infezione delle vie aeree inferiori e si sono recati o risiedono in un’area dove potrebbero essere stati esposti al virus oppure sono stati a stretto contatto con qualcuno potenzialmente affetto da MERS.

Per formulare la diagnosi di MERS, i medici prelevano un campione di liquidi corporei da differenti punti delle vie aeree in momenti diversi e lo analizzano alla ricerca del virus. Inoltre, vengono eseguiti analisi del sangue per rilevare il virus o gli anticorpi contro il virus. Vengono sottoposte ad analisi del sangue tutte le persone che sono state in stretto contatto con qualcuno potenzialmente affetto da MERS.

Trattamento

  • Farmaci per alleviare i dolori muscolari e la febbre

  • Isolamento

Non esiste un trattamento specifico per la MERS. Per alleviare la febbre e i dolori muscolari, si somministra paracetamolo oppure un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS) come l’ibuprofene.

Vengono prese precauzioni per prevenire la diffusione del virus. Ad esempio, il paziente viene isolato in una stanza con sistema di ventilazione che limita la diffusione dei microrganismi nell’aria. Chi entra nella camera deve indossare una mascherina speciale, occhiali protettivi, camice, cuffia e guanti. Le porte della stanza devono restare chiuse, tranne quando qualcuno vi entra o ne esce, e le persone devono entrare e uscire il meno possibile.

Le persone che si recano in viaggio nel Medio Oriente dovrebbero controllare il sito web dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per i consigli di viaggio (vedere WHO World-travel advice on MERS-CoV for pilgrimages [Consigli sul virus MERS-CoV durante i viaggi di pellegrinaggio]).

Sindrome respiratoria acuta grave (SARS)

La sindrome respiratoria acuta grave è un’infezione da coronavirus che causa sintomi simili all’influenza.

  • Nessun caso è stato segnalato a livello internazionale dal 2004.

  • I sintomi della SARS assomigliano a quelli di altre infezioni respiratorie virali più comuni (ad esempio febbre, cefalea, brividi e dolori muscolari), ma sono più gravi.

  • I medici sospettano la SARS solo in caso di possibile esposizione a un soggetto infetto.

  • Il soggetto ritenuto affetto da SARS viene isolato in una stanza con sistema di ventilazione che limita la diffusione dei microrganismi nell’aria.

La sindrome respiratoria acuta grave (Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS) è stata rilevata per la prima volta in Cina alla fine del 2002. A metà del 2003, si è verificata un’epidemia a livello mondiale che ha causato più di 8.000 casi e più di 800 decessi in tutto il mondo, compresi il Canada e gli Stati Uniti. Nessun caso di SARS risultava segnalato dal 2004 in poi, e si ritiene che la malattia, ma non il virus, sia stata eradicata.

Si è presunto che la fonte immediata fosse costituita da zibetti, mammiferi simili a gatti, che venivano venduti nei mercati di animali vivi come cibo esotico. Come siano stati contagiati gli zibetti non è chiaro, anche se si pensa che i pipistrelli siano l’ospite serbatoio del virus della SARS in natura.

La SARS è causata da un coronavirus. La SARS è molto più grave della maggior parte delle altre infezioni da coronavirus, che generalmente provocano soltanto sintomi simil-influenzali. Tuttavia, la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) è un’altra malattia grave causata da un coronavirus.

La SARS si trasmette da persona a persona attraverso il contatto diretto con persone infette o attraverso le goccioline disperse nell’aria con la tosse o gli starnuti da una persona infetta.

Sintomi

I sintomi della SARS assomigliano a quelli di altre infezioni respiratorie virali più comuni, ma sono più gravi. Comprendono febbre, cefalea, brividi e dolori muscolari, seguiti da tosse secca e, talvolta, da difficoltà di respirazione.

La maggior parte dei pazienti si è ripresa in una o due settimane. Alcuni tuttavia hanno sviluppato gravi difficoltà respiratorie e in circa il 10% dei casi si è verificato il decesso.

Diagnosi

  • Valutazione medica

  • Analisi per identificare il virus

La SARS si sospetta soltanto se i soggetti, che potrebbero essere stati esposti a una persona infetta, presentano febbre con tosse o difficoltà di respirazione.

Si possono eseguire delle analisi per identificare il virus.

Trattamento

  • Isolamento

  • Ove necessario, ossigenoterapia

  • A volte, ventilazione artificiale per agevolare la respirazione

Il soggetto ritenuto affetto da SARS viene isolato in una stanza con sistema di ventilazione che limita la diffusione dei microrganismi nell’aria. Nella prima e unica epidemia di SARS, questo isolamento ha impedito la trasmissione del virus e alla fine ha debellato la malattia.

I soggetti che presentano sintomi leggeri non richiedono un trattamento specifico. Quelli con difficoltà respiratoria moderata possono necessitare della somministrazione di ossigeno. I soggetti che presentano estrema difficoltà di respirazione possono necessitare di ventilazione meccanica.

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