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Sindrome di Chédiak-Higashi

(malattia di Chédiak-Higashi)

Di

James Fernandez

, MD, PhD, Cleveland Clinic Lerner College of Medicine at Case Western Reserve University

Ultima revisione/verifica completa dic 2019| Ultima modifica dei contenuti dic 2019
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La sindrome di Chédiak-Higashi è una malattia ereditaria molto rara, caratterizzata da infezioni respiratorie batteriche ricorrenti e di altro tipo e da mancanza di pigmento in capelli, occhi e pelle (albinismo).

  • Le persone con sindrome di Chédiak-Higashi sono caratterizzate solitamente da pelle chiara, capelli bianchi o chiari e occhi rosa o grigio-azzurro chiaro.

  • I medici analizzano un campione di sangue per verificare la presenza di anomalie ed eseguono test genetici al fine di confermare la diagnosi.

  • Il trattamento prevede l’uso di antibiotici per prevenire le infezioni, di altri farmaci per contribuire a migliorare la funzionalità del sistema immunitario e, se possibile, il ricorso al trapianto di cellule staminali.

La sindrome di Chédiak-Higashi è un disturbo da immunodeficienza primaria. Si tratta solitamente di una malattia ereditaria in quanto patologia autosomica (non correlata al sesso) recessiva: vale a dire che sono necessari due geni, uno da ciascun genitore, perché la malattia si sviluppi.

Le persone con sindrome di Chédiak-Higashi sono più suscettibili alle infezioni perché i fagociti non funzionano normalmente. I fagociti sono cellule che ingeriscono e distruggono i microrganismi.

Sintomi

Nella sindrome di Chédiak-Higashi vi è una scarsa presenza o la totale assenza di melanina (cosiddetto albinismo). La melanina dona il colore alla pelle, agli occhi e ai capelli. In genere, la pelle è chiara, i capelli sono chiari o bianchi e gli occhi possono essere rosa o grigio-azzurro chiaro.

La malattia può anche causare problemi alla vista. Ad esempio, la nitidezza della visione (acuità) può essere ridotta e gli occhi possono essere sensibili alla luce (fotosensibilità). Risulta comune il nistagmo che causa una visione annebbiata. Nel nistagmo, gli occhi si muovono rapidamente in una direzione, poi tornano lentamente nella posizione originale.

Inoltre, la sindrome di Chédiak-Higashi causa comunemente ulcere della bocca, gengiviti e malattie parodontali.

Le persone con sindrome di Chédiak-Higashi sono anche soggette a molte infezioni. Le infezioni di solito interessano le vie respiratorie, la cute e le membrane che rivestono la bocca.

Nell’80% circa delle persone, la sindrome di Chédiak-Higashi progredisce, causando febbre, ittero (una colorazione giallastra della pelle e degli occhi), ingrossamento del fegato, della milza e delle ghiandole linfatiche, nonché una forte tendenza al sanguinamento e alla formazione di lividi. La malattia può colpire anche il sistema nervoso, causando debolezza, goffaggine, difficoltà nella deambulazione e crisi convulsive. Una volta che questi sintomi si sviluppano, la sindrome è solitamente fatale nell’arco di 30 mesi.

Diagnosi

  • Esame di un campione di sangue

  • Test genetici

Un campione di sangue sarà prelevato ed esaminato al microscopio. Alcune anomalie nei globuli bianchi suggeriscono la sindrome di Chédiak-Higashi.

La diagnosi può essere confermata da test genetici eseguiti su un campione di sangue.

Poiché questa malattia è molto rara, i membri della famiglia vengono esaminati solo se presentano sintomi che possano suggerire la sindrome di Chédiak-Higashi.

Trattamento

  • Antibiotici per prevenire le infezioni

  • Interferone gamma e, talvolta, corticosteroidi

  • Trapianto di cellule staminali

Il trattamento della sindrome di Chédiak-Higashi comporta il ricorso agli antibiotici per contribuire alla prevenzione delle infezioni e all’interferone gamma (un farmaco che modifica il sistema immunitario) per migliorare la funzionalità del sistema immunitario.

I corticosteroidi e la rimozione della milza (splenectomia), a volte, alleviano temporaneamente i sintomi.

Tuttavia, a meno che non venga effettuato il trapianto di cellule staminali, la maggior parte dei soggetti muore a causa delle infezioni intorno ai 7 anni di età. Il trapianto di cellule staminali da un donatore con lo stesso tipo di tessuto potrebbe portare alla guarigione. Solitamente, ai bambini viene somministrato un farmaco chemioterapico prima del trapianto (chemioterapia di condizionamento pre-trapianto) per ridurre il rischio di rigetto delle cellule trapiantate. Circa il 60% dei bambini risulta vivo a 5 anni dal trapianto.

Ulteriori informazioni

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