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Aterosclerosi

Di

George Thanassoulis

, MD, MSc, McGill University;


Mehdi Afshar

, MD, University of Toronto

Ultima revisione/verifica completa lug 2019| Ultima modifica dei contenuti lug 2019
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I fatti in Breve
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Risorse sull’argomento

L’aterosclerosi è una condizione in cui si sviluppano depositi localizzati di materiale grasso (ateromi o placche aterosclerotiche) all’interno delle pareti delle arterie di medie e grandi dimensioni, che determinano una riduzione o un’ostruzione del flusso ematico.

  • L’aterosclerosi è causata da un trauma ripetuto alle pareti arteriose.

  • Numerosi fattori contribuiscono alla lesione, fra cui ipertensione arteriosa, fumo di tabacco, diabete e alti livelli di colesterolo nel sangue.

  • Il blocco di un vaso sanguigno a causa di aterosclerosi è una causa comune di attacco cardiaco e ictus.

  • Spesso il primo sintomo è la comparsa di dolore o di crampi nel momento in cui il flusso sanguigno non è in grado di adeguarsi alla richiesta di ossigeno da parte dei tessuti.

  • Al fine di prevenire l’aterosclerosi, è necessario sospendere l’uso del tabacco, seguire una dieta più sana ed equilibrata, praticare attività fisica regolare e tenere sotto controllo la pressione arteriosa, il livello di colesterolo e il diabete.

  • La progressione dell’aterosclerosi all’insorgere di complicanze come attacco cardiaco o ictus richiede un trattamento d’urgenza.

Negli Stati Uniti e nella maggior parte dei Paesi occidentali, l’aterosclerosi è la prima causa di malattia e morte. Nel 2016 le malattie cardiovascolari, principalmente coronaropatia (aterosclerosi a carico delle arterie che portano il sangue al cuore) e ictus (aterosclerosi nelle arterie del cervello, vedere la figura Afflusso di sangue al cervello), sono state la causa di 18 milioni di decessi in tutto il mondo, rendendo l’aterosclerosi la causa principale di morte a livello mondiale.

L’aterosclerosi può interessare le arterie di medie e grandi dimensioni di cervello, cuore, reni, altri organi vitali e gambe. Si tratta del tipo più importante e più comune di arteriosclerosi.

Arteriosclerosi

Arteriosclerosi, che significa indurimento (sclerosi) delle arterie (arterio), è un termine generico usato per numerose malattie in cui la parete di un’arteria diventa più spessa e meno elastica. Ne esistono tre tipi:

  • Aterosclerosi

  • Arteriolosclerosi

  • Arteriosclerosi di Mönckeberg

L’aterosclerosi, il tipo più frequente, indica un indurimento dovuto alla presenza degli ateromi, che sono depositi di grasso. Interessa le arterie di medio e grosso calibro.

L’arteriolosclerosi indica un indurimento delle arteriole, cioè delle piccole arterie. Colpisce principalmente gli strati interno e medio della parete delle arteriole. Le pareti si ispessiscono, restringendo le arteriole e di conseguenza, gli organi irrorati dalle arteriole affette non ricevono abbastanza sangue. i reni sono spesso coinvolti. Questa patologia si presenta soprattutto nei soggetti affetti da pressione arteriosa elevata o da diabete. Entrambe queste patologie possono determinare uno stress sulle pareti delle arteriole, causandone l’ispessimento.

L’arteriosclerosi di Mönckeberg interessa le arterie di piccolo e medio calibro. Il calcio si deposita nelle pareti delle arterie, rendendole rigide ma non ristrette. Questa patologia, sostanzialmente benigna, colpisce solitamente gli uomini e le donne di età superiore ai 50 anni.

Cause

Lo sviluppo di aterosclerosi è complicato, ma l’evento principale sembra essere una lieve lesione ripetuta al rivestimento interno dell’arteria (endotelio), per mezzo di svariati meccanismi. Questi meccanismi includono:

  • Stress fisici a causa di flusso ematico turbolento (come in corrispondenza di ramificazioni delle arterie, in particolare in chi soffre di ipertensione

  • Stress infiammatori a carico del sistema immunitario (come in caso di fumo di sigaretta)

  • Anomalie chimiche nel flusso ematico (come colesterolo alto o glicemia alta, come nel caso di diabete mellito)

Anche le infezioni a causa di alcuni batteri o virus (come Chlamydia pneumoniae o citomegalovirus) possono aumentare l’infiammazione del rivestimento interno (endotelio) delle arterie e portare ad aterosclerosi.

Formazione di placca

L’aterosclerosi ha inizio quando la parete arteriosa lesa crea segnali chimici che inducono certi tipi di globuli bianchi (monociti e cellule T) ad aderire alla parete dell’arteria, penetrandola. Qui si trasformano in cellule schiumose, che raccolgono colesterolo e altri materiali lipidici, scatenando la proliferazione di cellule muscolari lisce nella parete arteriosa. Con il tempo, queste cellule schiumose a carico lipidico si accumulano. Formano depositi irregolari (ateromi, detti anche placche) ricoperti di un cappuccio fibroso nel rivestimento della parete arteriosa. Con il passare del tempo, si costituiscono depositi di calcio all’interno delle placche. Le placche possono disseminarsi nelle arterie medio-grandi, ma, generalmente, hanno inizio nel punto in cui le arterie si ramificano.

Modalità di sviluppo dell’aterosclerosi

La parete di un’arteria è composta da vari strati. Il rivestimento o strato interno (endotelio) è solitamente liscio e integro. L’aterosclerosi inizia quando si verificano delle lesioni o alterazioni di questo rivestimento. Allora alcuni globuli bianchi, detti monociti e cellule T, vengono attivati ed escono dal torrente sanguigno dirigendosi attraverso l’endotelio nella parete arteriosa. A tale livello queste cellule si trasformano in cellule schiumose, cioè in cellule che raccolgono le sostanze grasse, soprattutto il colesterolo.

Con il tempo, le cellule muscolari lisce migrano, dallo strato medio della parete arteriosa, nell’endotelio dove si moltiplicano. Qui si accumulano anche tessuto connettivo ed elastico, detriti cellulari, cristalli di colesterolo, e calcio. Questo accumulo di cellule cariche di grasso, cellule muscolari lisce e di altri materiali, forma un deposito irregolare chiamato ateroma o placca aterosclerotica. Aumentando di dimensioni, gli ateromi causano un ispessimento della parete dell’arteria e sporgono nel suo lume. Gli ateromi possono restringere o ostruire un’arteria, riducendo o interrompendo il flusso sanguigno. Altre placche non provocano un’ostruzione estesa dell’arteria, ma possono aprirsi, inducendo una formazione trombotica che, all’improvviso, ostruisce l’arteria.

Modalità di sviluppo dell’aterosclerosi
Modalità di sviluppo dell’aterosclerosi

Rottura della placca

Le placche possono crescono nell’orifizio (lume) dell’arteria, provocandone gradualmente la stenosi. Quando l’aterosclerosi restringe un’arteria, i tessuti irrorati dall’arteria affetta rischiano di non ricevere sangue a sufficienza. Inoltre, le placche possono formarsi all’interno della parete dell’arteria, dove non ostruiscono il flusso ematico. Entrambi i tipi di placca possono aprirsi (rompendosi), esponendo il materiale all’interno del torrente circolatorio. Il materiale scatena la formazione di un trombo. Questi trombi ostruiscono all’improvviso tutto il flusso ematico attraverso l’arteria, che è la principale causa di un attacco cardiaco o ictus. A volte questi trombi si frammentano, entrano nel torrente circolatorio e ostruiscono un’arteria in altra sede dell’organismo. Analogamente possono frammentarsi porzioni di placca, entrare nel torrente circolatorio e ostruire un’arteria in altra sede.

Fattori di rischio di aterosclerosi

Alcuni fattori di rischio di aterosclerosi possono essere modificati (vedere anche Prevenzione delle coronaropatie).

I fattori di rischio modificabili includono

  • Uso di tabacco

  • Alti livelli di colesterolo nel sangue

  • Ipertensione arteriosa

  • Diabete

  • Obesità

  • Inattività fisica

  • Basso consumo quotidiano di frutta e verdura

I fattori di rischio non modificabili includono

  • Anamnesi familiare di aterosclerosi precoce (ossia avere un parente stretto di sesso maschile che ha sviluppato la malattia prima dei 55 anni o avere una parente stretta di sesso femminile che ha sviluppato la malattia prima dei 65 anni)

  • Avanzare dell’età

  • Sesso maschile

Esistono molti fattori di rischio ancora in fase di studio, come alti livelli di proteina C-reattiva (una proteina infiammatoria) nel sangue, alti livelli di alcuni componenti del colesterolo come apolipoproteina B o lipoproteina (a) e fattori psicosociali (come ansia e basso stato socioeconomico).

Fumo e aterosclerosi

Uno dei più importanti fattori di rischio modificabili è il fumo. (Anche altre forme di tabacco, come il tabacco da fiuto o da masticare, aumentano il rischio). Il rischio che un fumatore sviluppi alcune forme di aterosclerosi come la coronaropatia è direttamente proporzionale al numero di sigarette giornaliere. Il rischio di attacco cardiaco è tre volte superiore negli uomini e sei volte superiore nelle donne che fumano 20 o più sigarette al giorno rispetto ai non fumatori. In caso di rischio elevato di cardiopatie, l’uso di tabacco è particolarmente pericoloso.

L’uso di tabacco riduce il livello del colesterolo totale e legato alle lipoproteine ad alta densità (high-density lipoprotein, HDL), il colesterolo “buono”, e aumenta il livello del colesterolo a bassa densità (low-density lipoprotein, LDL), il colesterolo “cattivo”. Il fumo aumenta il livello di monossido di carbonio nel sangue, che può innalzare il rischio di danno del rivestimento della parete arteriosa. Esso causa il restringimento delle arterie già con lume ridotto, oltre a diminuire la quantità di sangue che raggiunge i tessuti. Inoltre, l’uso del tabacco incrementa la tendenza del sangue a coagularsi (rendendo più viscose le piastrine), aumentando, pertanto, il rischio di arteriopatia periferica (aterosclerosi che interessa arterie diverse da quelle dirette al cuore e al cervello), coronaropatia, ictus e il rischio di ostruzione di un innesto arterioso inserito durante un intervento chirurgico di bypass o intervento chirurgico di bypass in un’arteria ostruita altrove nel corpo.

I soggetti che smettono di fumare presentano solo la metà del rischio di chi continua a fumare, indipendentemente dal numero di anni in cui hanno fumato prima di smettere. L’abolizione del fumo comporta anche una riduzione del rischio di morte, dopo la rivascolarizzazione chirurgica, o da infarto cardiaco, nonché il rischio di malattia e di morte in caso di arteriopatia periferica. I vantaggi derivanti dall’astinenza dal fumo si manifestano immediatamente e aumentano nel tempo.

Anche il fumo passivo (ovvero fumo respirato da un’altra persona che fuma) sembra aumentare il rischio. Deve essere evitato.

Sapevate che...

  • Il fumo è un fattore di rischio importante di aterosclerosi.

Livelli di colesterolo

Livelli elevati di colesterolo LDL costituiscono un altro importante fattore di rischio modificabile. Una dieta ricca di grassi saturi (vedere Tipi di grassi) provoca un aumento dei livelli di colesterolo LDL nei soggetti predisposti. I livelli di colesterolo aumentano anche con l’avanzare dell’età e, di norma, sono più elevati negli uomini piuttosto che nelle donne, anche se nelle donne aumentano dopo la menopausa. Anche molte malattie ereditarie determinano elevati livelli di colesterolo o di altri grassi. I soggetti affetti da queste patologie ereditarie possono presentare livelli estremamente alti di colesterolo e (se non trattati) muoiono per coronaropatia in età precoce.

L’abbassamento del colesterolo LDL alto mediante l’impiego di farmaci può ridurre significativamente il rischio di attacco cardiaco, ictus e morte. Sono disponibili molti tipi di farmaci ipolipemizzanti (vedere la tabella Farmaci ipolipemizzanti). Le statine sono quello più comune.

Non tutti i tipi di colesterolo alto aumentano il rischio di aterosclerosi. Un elevato livello di colesterolo HDL (buono) lo riduce.

I valori del colesterolo totale, che comprende il colesterolo LDL, il colesterolo HDL e i trigliceridi, devono essere compresi tra 140 e 200 mg/dl (3,6-5,2 mmol/l). Il rischio d’attacco cardiaco è più che raddoppiato, in caso di colesterolo totale uguale o superiore a 300 mg/dl (7,8 mmol/l). Tale rischio si riduce quando il colesterolo LDL è inferiore ai 130 mg/dl (3,4 mmol/l) e il colesterolo HDL è superiore ai 40 mg/dl (1 mmol/l).

I soggetti ad alto rischio, come quelli diabetici o con cardiopatia aterosclerotica o che hanno subito un attacco cardiaco, un ictus o una chirurgia di bypass, ottengono benefici dalle statine ad alto dosaggio per ridurre il più possibile il livello colesterolo LDL. Tuttavia, il rapporto tra colesterolo HDL e colesterolo totale è un indice più affidabile del rischio rispetto al valore del colesterolo totale o di quello LDL. Il colesterolo HDL deve rappresentare più del 25% del colesterolo totale. Elevati livelli di trigliceridi sono spesso associati a bassi livelli di colesterolo HDL. Tuttavia, l’evidenza suggerisce che un aumento dei soli trigliceridi possa aumentare il rischio di aterosclerosi.

Ipertensione arteriosa

L’ipertensione non controllata è un fattore di rischio di attacco cardiaco o ictus, che sono causati dall’aterosclerosi. Il rischio di malattia cardiovascolare inizia ad aumentare quando i livelli di pressione arteriosa sono superiori a 110/75 mm Hg. La riduzione dell’ipertensione arteriosa abbassa chiaramente il rischio. I medici, generalmente, mirano a conseguire valori pressori inferiori a 140/90 mm Hg e spesso inferiori a 130/80 mm Hg in soggetti a rischio di malattia cardiovascolare, come i soggetti con diabete o nefropatia.

Diabete mellito

I soggetti con diabete mellito tendono a sviluppare una malattia che interessa le arteriole, come quelle oculari, nervose e renali, determinando perdita della vista, danno ai nervi e insufficienza renale. Chi soffre di diabete tende inoltre a sviluppare aterosclerosi nelle arterie di grosso calibro. L’aterosclerosi tende a svilupparsi in età più giovane e in modo più esteso rispetto ai non diabetici. Il rischio di sviluppare l’aterosclerosi è 2-6 volte maggiore nei soggetti affetti da diabete, specialmente nelle donne. Le donne diabetiche, a differenza di quelle sane, non sono protette dal rischio di aterosclerosi in epoca pre-menopausale. I diabetici presentano lo stesso rischio di morte di chi ha avuto un pregresso attacco cardiaco. L’approccio terapeutico è generalmente volto a tenere sotto attento controllo altri fattori di rischio (come elevati livelli di colesterolo e ipertensione arteriosa).

Obesità

L’obesità, soprattutto quella a livello addominale (del tronco), aumenta il rischio di coronaropatie (aterosclerosi delle arterie che portano il sangue al cuore). L’obesità addominale aumenta il rischio degli altri fattori di rischio dell’aterosclerosi: ipertensione, diabete di tipo 2 e alti livelli di colesterolo. La perdita di peso riduce il rischio di tutti questi disturbi.

Inattività fisica

Apparentemente la sedentarietà sembra aumentare il rischio di coronaropatia e un’evidenza consistente suggerisce che l’attività fisica regolare, anche di grado moderato, lo riduce e provoca un calo della mortalità. L’attività fisica può anche aiutare a modificare gli altri fattori di rischio di aterosclerosi, riducendo la pressione arteriosa e i livelli di colesterolo, nonché facilitando la perdita di peso e diminuendo l’ insulino-resistenza.

Alimentazione

Vi è un’evidenza sostanziale che un consumo regolare di frutta e verdura possa ridurre il rischio di sviluppare coronaropatia. Non è chiaro se il consumo di frutta e verdura rechi beneficio per le sostanze (fitochimici) che questi alimenti contengono oppure se chi mangia molta frutta e verdura consumi anche meno grassi saturi e, più verosimilmente, assuma alimenti ricchi di fibre e vitamine. Tuttavia, i fitochimici detti flavonoidi (nell’uva nera, nel vino rosso, nei tè neri e nelle birre scure) pare svolgano un’azione particolarmente protettiva. Elevate concentrazioni nel vino rosso possono spiegare perché i francesi abbiano un’incidenza relativamente bassa di coronaropatia, anche se consumano più tabacco e grassi rispetto agli americani. Nessuno studio, tuttavia, ha dimostrato che l’assunzione di alimenti ricchi di flavonoidi o l’uso di integratori anziché alimenti prevenga lo sviluppo di aterosclerosi.

Il maggiore contenuto di fibre in certe verdure può ridurre il colesterolo totale e la glicemia nonché i livelli di insulina. Tuttavia, un eccesso di fibre può interferire con l’assorbimento di alcune vitamine e minerali. In linea generale, gli alimenti ricchi di fitochimici e vitamine sono anche ricchi di fibre.

Il grasso è una parte essenziale della dieta. La tesi secondo cui mangiare meno grassi è importante all’interno di una dieta sana è solo parzialmente valida perché è necessario anche valutare i tipi di grassi consumati. I tipi principali di grassi sono:

  • Grassi saturi e trans

  • Grassi insaturi (polinsaturi e monoinsaturi, vedere Tipi di grassi)

I grassi possono essere molli (o liquidi) o solidi a temperatura ambiente. I grassi molli, come gli oli o alcune margarine, tendono a contenere una maggiore percentuale di grassi polinsaturi e monoinsaturi. I grassi solidi, come burro e grasso alimentare, tendono a contenere una maggiore percentuale di grassi saturi e trans. I grassi saturi e trans causano, con maggiore probabilità, l’aterosclerosi. Pertanto, quando possibile, è opportuno limitare il tenore di grassi saturi e trans nella dieta e scegliere alimenti contenenti grassi monoinsaturi o polinsaturi. I grassi saturi e trans si trovano nelle carni rosse, in molti alimenti di fast-food e cibo spazzatura, nei prodotti caseari interi (come formaggio, burro e crema) e nelle margarine dure. Tuttavia, le evidenze in merito ai danni dei grassi trans naturali rimangono da chiarire. I grassi monoinsaturi si trovano nell’olio di canola e oliva, nelle margarine molli senza grassi trans, nelle noccioline e nelle olive. I grassi polinsaturi si trovano nelle noccioline, nei semi, negli oli e nella maionese.

In una dieta sana è essenziale introdurre due tipi di grassi polinsaturi, e più precisamente i grassi omega-3 e omega-6. I grassi omega-3 si trovano nei pesci oleosi, come il salmone, nelle uova con omega-3, nell’olio di canola e nelle noci. I grassi omega-6 si trovano in alcune noccioline e semi e nell’olio di cartamo, di girasole e di mais.

Seguire una dieta sana può contribuire alla riduzione del rischio di aterosclerosi. Tuttavia, è meno chiaro se anche l’integrazione nella dieta di vitamine, fitochimici, oligominerali o di coenzima Q10 riduca il rischio.

Assunzione di alcol

Il consumo di una quantità moderata di alcol pare sia associato a un minore rischio di coronaropatia rispetto a un consumo eccessivo o all’assenza completa di alcol nella dieta. L’alcol aumenta i livelli di colesterolo HDL (colesterolo buono) e, inoltre, riduce il rischio di coaguli di sangue e infiammazione, oltre a favorire la protezione dell’organismo dai prodotti di scarto dell’attività cellulare. Tuttavia, il consumo di alcol più che moderato (più di 14 bicchieri alla settimana per gli uomini e più di 9 bicchieri alla settimana per le donne) può causare significativi disturbi di salute e aumentare il rischio di morte. Consumi di alcol superiori devono essere ridotti. Tuttavia, chi non beve alcol non deve iniziare a farlo.

Elevati livelli ematici di omocisteina (iperomocisteinemia)

Elevati livelli di omocisteina (un amminoacido) nel sangue, generalmente dovuti a una malattia ereditaria, sono associati a un maggior rischio di coronaropatia, generalmente in giovane età. Rimane, tuttavia, da chiarire perché alti livelli di omocisteina sono associati ad aterosclerosi. La somministrazione di farmaci che abbassano i livelli di questa sostanza non pare ridurre il rischio di morte.

Sintomi

I sintomi dipendono da

  • La sede dell’arteria interessata

  • Se l’arteria interessata si restringe gradualmente o si blocca improvvisamente

Sintomi del restringimento graduale

Nel caso di graduale restringimento, di norma, l’aterosclerosi è asintomatica finché non avviene un restringimento arterioso superiore al 70%.

Il primo sintomo di stenosi arteriosa può essere la comparsa di dolore o di crampi nel momento in cui il flusso ematico non è in grado di adeguarsi alla richiesta di ossigeno da parte dei tessuti. Per esempio, sotto sforzo, è possibile percepire un dolore o fastidio toracico perché l’apporto di ossigeno al cuore è inadeguato. Il dolore toracico (angina) scompare entro qualche minuto dall’interruzione dello sforzo. Mentre cammina, il soggetto può avvertire crampi agli arti inferiori (claudicatio intermittens) perché l’apporto di ossigeno ai muscoli degli arti inferiori è inadeguato. Se le arterie che irrorano uno o entrambi i reni subiscono un restringimento, può conseguirne insufficienza renale o ipertensione arteriosa pericolosamente elevata.

Sintomi del blocco improvviso di un’arteria

Se le arterie che irrorano il cuore (arterie coronarie) subiscono un’ostruzione improvvisa, può conseguirne un attacco cardiaco. Un’ostruzione delle arterie che irrorano il cervello può causare un ictus. L’ostruzione delle arterie degli arti inferiori può dare luogo a cancrena di dita dei piedi, piede o gamba.

Diagnosi

  • Esami del sangue per esaminare fattori di rischio di aterosclerosi

  • Esami di diagnostica per immagini per le placche pericolose

Il modo in cui viene diagnosticata l’aterosclerosi dipende dal fatto che il paziente sia sintomatico o meno.

Soggetti sintomatici

In presenza di sintomi suggestivi di ostruzione arteriosa, si sottopone il paziente a test volti a verificare la sede e l’entità dell’ostruzione. In base all’organo apparentemente coinvolto, si eseguono accertamenti diversi. Per esempio, in caso di sospetta ostruzione di un’arteria nel cuore, si eseguono un elettrocardiogramma (ECG), esami del sangue per la rilevazione di sostanze (marker cardiaci) che indichino una lesione a danno del cuore e, a volte, test da sforzo o cateterismo cardiaco.

I soggetti con arterie aterosclerotiche in un organo spesso presentano aterosclerosi in altre arterie. Pertanto, al riscontro di un’ostruzione aterosclerotica in un’arteria, per esempio, nell’arto inferiore, generalmente si svolgono una serie di accertamenti volti a verificare eventuale ostruzione in altre arterie, come quelle cardiache.

Nei pazienti con ostruzione aterosclerotica si valutano anche certi fattori di rischio. Per esempio, si misurano i livelli di glucosio, colesterolo e trigliceridi nel sangue. Queste analisi si svolgono anche nell’ambito della valutazione annuale di routine in pazienti adulti.

Poiché alcune placche nelle arterie sono associate a maggiori probabilità di frammentarsi e indurre la formazione di un coagulo rispetto ad altre, in alcuni casi, si eseguono test per verificare l’eventuale presenza di tali placche pericolose. Nessun esame è conclusivo, ma oggi trovano impiego l'angiografia con tomografia computerizzata (TC), l'ecografia endovascolare (che usa una sonda a ultrasuoni sulla punta del catetere posizionato all'interno di un'arteria) in corso di cateterismo cardiaco, l'angiografia coronaria e una serie di altri test per immagini e analisi del sangue.

Soggetti asintomatici (screening)

Nei soggetti che presentano alcuni fattori di rischio di aterosclerosi ma nessun sintomo i medici di solito eseguono esami del sangue per misurare i livelli di glucosio, colesterolo e trigliceridi nel sangue. Queste analisi si svolgono anche nell’ambito della valutazione annuale di routine in pazienti adulti.

Alcuni medici raccomandano esami di diagnostica per immagini per cercare ostruzione aterosclerotica in soggetti con fattori di rischio ma asintomatici nell’ambito di una strategia di prevenzione. Questo tipo di indagini comprendono la TC a fascio di elettroni del cuore e l’ecografia delle arterie nel collo (arterie carotidi). La TC può essere anche utilizzata per rilevare la presenza di placche indurite (calcificate) nelle arterie coronarie. Il risultato di questo esame talvolta è definito punteggio del calcio. L’ecografia delle arterie carotidi può rilevare un eventuale ispessimento della parete arteriosa, suggestiva di aterosclerosi. Tuttavia, molti medici ritengono che queste indagini raramente cambino la raccomandazione che farebbero in base agli altri fattori di rischio, più facilmente riconoscibili, del paziente.

Prevenzione e trattamento

  • Cambiamenti dello stile di vita per ridurre il rischio di complicanze

  • Talvolta, farmaci

Per aiutare a prevenire l’aterosclerosi, i soggetti devono

Seguire una dieta sana può contribuire alla riduzione del rischio di aterosclerosi. Una dieta povera di grassi saturi, carboidrati raffinati e alcol e ricca di frutta, verdura e fibre riduce il rischio di malattie cardiovascolari. Un’alimentazione sana e l’attività fisica possono favorire la perdita di peso se un soggetto è in sovrappeso o obeso.

Chi fuma dovrebbe smettere. I soggetti che smettono di fumare presentano solo la metà del rischio di chi continua a fumare, indipendentemente dal numero di anni in cui hanno fumato prima di smettere.

I soggetti con ipertensione arteriosa dovrebbero ridurre la pressione cambiando lo stile di vita e assumendo farmaci. I pazienti diabetici devono tenere sotto stretto controllo i livelli di zucchero nel sangue (glucosio).

I pazienti ad alto rischio di aterosclerosi possono ottenere benefici anche dall’assunzione di alcuni farmaci. Tra i farmaci utili vi sono le statine, che riducono il colesterolo (anche se i livelli di colesterolo sono normali o solo lievemente innalzati) e, in alcuni casi, aspirina o altri farmaci antiaggreganti (farmaci che impediscono alle piastrine di attaccarsi l’una all’altra formando ostruzioni nei vasi sanguigni). L’aspirina e gli altri farmaci antiaggreganti possono causare emorragie, pertanto devono essere assunti solo se i pazienti sono ad alto rischio di aterosclerosi. Anche alcuni farmaci usati per il trattamento dell’ipertensione arteriosa e certi farmaci impiegati per il trattamento del diabete favoriscono la riduzione del rischio di aterosclerosi.

Trattamento delle complicanze dell’aterosclerosi

Quando l’aterosclerosi diventa abbastanza grave da causare complicanze, queste devono essere trattate. Le complicanze comprendono

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