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Accettazione della morte e della malattia terminale

Di

Elizabeth L. Cobbs

, MD, George Washington University;


Karen Blackstone

, MD, George Washington University;


Joanne Lynn

, MD, MA, MS, Altarum Institute

Ultima revisione/verifica completa ott 2019| Ultima modifica dei contenuti ott 2019
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Prepararsi a morire spesso significa porre fine al lavoro di una vita, parlare sinceramente con familiari e amici e accettare l’inevitabile. Le questioni di carattere spirituale e religioso rivestono grande importanza per molti malati terminali e per i loro familiari. In alcune strutture ospedaliere o di medicina palliativa operano anche membri del clero e gli operatori sanitari possono aiutare il malato terminale e i familiari a trovare un’assistenza spirituale appropriata, in assenza di un supporto religioso diretto.

  • Il soggetto terminale e i suoi familiari spesso riescono a raggiungere un senso di profonda serenità grazie all’aiuto di familiari, amici e a volte un membro del clero.

  • Il lutto spesso progredisce attraverso cinque stadi emozionali: rifiuto, collera, patteggiamento, depressione e accettazione.

La prospettiva della morte solleva interrogativi sulla natura e sul significato della vita e sui motivi della sofferenza e della morte. Non esistono risposte semplici a questi interrogativi fondamentali. Nel tentativo di rispondere, i malati terminali e i familiari ricorrono a risorse personali, religione, consulenze, amicizie e ricerche. Possono parlare, partecipare a cerimonie religiose o familiari o impegnarsi in attività importanti. Spesso l’antidoto migliore alla disperazione è sentirsi amati da un’altra persona. Tutte le diagnosi e le terapie mediche non devono far dimenticare le questioni più rilevanti, le esperienze significative e l’importanza di un rapporto umano.

È naturale che un paziente terminale inizi ad avvertire una profonda tristezza prima di morire. Secondo Elisabeth Kübler-Ross, uno dei primi medici a interessarsi del tema della morte, il malato terminale passa attraverso cinque stadi emozionali caratteristici:

  • Diniego

  • Rabbia

  • Patteggiamento

  • Depressione

  • Accettazione

Queste fasi sono generalmente vissute in ordine approssimativamente sequenziale, ma possono manifestarsi in qualsiasi ordine. Il malato in fase di rifiuto può agire, parlare o pensare come se non stesse per morire. Il rifiuto è motivato dalla paura di perdere il controllo, di separarsi dai propri cari, dall’incertezza del futuro e dalla sofferenza. Parlare con un medico o un altro operatore sanitario può aiutare il malato terminale a capire che è in grado di mantenere il controllo e contare su una possibile serenità grazie all’affetto dei propri cari. La collera può esprimere la sensazione di aver subito un’ingiustizia: “perché proprio a me??” Con il patteggiamento, il paziente avvia un ragionamento con la morte, ossia tenta di guadagnare tempo. Quando si rende conto che tali espedienti sono inutili, può subentrare la depressione. L’accettazione, talvolta definita come confronto con l’inevitabile, può giungere dopo discussioni con familiari, amici e operatori sanitari.

Il tema della morte è difficile da affrontare e comporta molte variazioni dell’umore. Tuttavia, per la maggior parte dei pazienti, rappresenta una fase di crescita e di nuove conoscenze. Affrontando questioni irrisolte e riparando le relazioni rovinate, il malato terminale e i familiari possono raggiungere un profondo senso di pace.

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